La sentenza è arrivata ieri pomeriggio, al termine del rito abbreviato (richiesto qualche settimana fa dal legale di Pinelli, l'avvocato Gianluca Giammatteo). Il Pm Gaeta aveva chiesto una pena di cinque anni, per il reato di «morte come conseguenza di altro delitto» (ovvero l'incendio del casolare). Di fatto, il giudice, ha poi accolto la tesi della difesa secondo cui quella notte, il giovane Masella perse la vita in un terribile incidente. Una sentenza attesa da dieci anni quella emessa ieri mattina e comprensibilmente non condivisa dai genitori di Alessio Masella, assistiti dall'avvocato Carlo Moscato. «Sono distrutta — ha affermato la madre del ragazzo — Non c'è giustizia per mio figlio!».
Un caso, quello della morte del 20enne, che per dieci anni è stato considerato un vero e proprio mistero. Una tragedia che si consumò in una notte di fine estate. Era il 28 agosto del 1999. La mattina seguente il proprietario di un casolare ubicato nelle campagne di Roccamandolfi si rivolse ai carabinieri per denunciare l'incendio di quella struttura. I militi si recarono sul posto per effettuare le verifiche del caso. E, nel corso del sopralluogo, venne rinvenuto il cadavere carbonizzato di un uomo che venne identificato in quello del 20enne Alessio Masella. Il riconoscimento fu possibile solo grazie alla cassa di un orologio ed all'unico lembo dei pantaloncini salvatosi dal rogo. Partirono le indagini e si scoprì che quella notte in quel casolare insieme alla vittima c'era il cugino Antonio Pinelli che, dopo il fatto, si era allontanato, pur avendo ustioni sul 35% del corpo. Cominciò una dura battaglia legale, che in questi anni ha visto sempre in prima linea il legale della famiglia del giovane, Carlo Moscato. Ieri la sentenza: si è trattato di un terribile incidente.
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24/10/2008