Contestano invece le scelte di D'Ascanio Franco Scurti, Michele Colella, Ettore Fabrizio, Antonio Paparella, Laura Venittelli, Gennaro Iacampo e Francesco Caruso, firmatari di un documento politico molto critico rispetto alla linea adottata dal presidente della Provincia. Una critica che parte da lontano, dalla nascita del Pd, e passa attraverso il mancato impegno di D'Ascanio alla campagna elettorale per le politiche. «Nel mese di giugno - scrivono - ha ritenuto di dover cancellare dalla mappa politica della Provincia la città di Termoli defenestrando, con metodi irripetibili, il segretario provinciale dell'ex Margherita, Francesco Di Falco».
«Rispetto ad una richiesta di dialogo formulata dai dirigenti del Pd e di altri partiti della coalizione - aggiungono quindi i firmatari della lettera - D'Ascanio ha preferito stringere accordi con un «Grande» politico, barattando l'importante ruolo istituzionale della Presidenza del Consiglio e dimenticando che tale figura appartiene all'intera assise». Nel documento si fa anche riferimento ai contatti con il leader nazionale dell'Idv Antonio Di Pietro, che in maniera palese ha difeso l'istituzione Provincia, «come atto di responsabilità e contro i personalismi e le logiche di spartizione». Per i consiglieri e gli amministratori al Comune di Termoli, invece, andava recuperato il rapporto interno.
«È paradossale - concudono - che dopo tutto l'impegno mostrato dal presidente ad accrescere il numero di simpatizzanti ed iscritti ad un partito (non abbiamo ancora capito quale: Idv, Pd o Udc/Progetto Molise con Remo Grande) lui stesso oggi contesti i dirigenti con il segretario in primis, che con coerenza, passione e determinazione lavorano quotidianamente per il partito che ha consentito a uomini come D'Ascanio (senza primarie!) di essere eletto presidente della Provincia».
C.S.
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12/08/2008