Le scadenze iniziano a richiedere un minimo di «organizzazione» e qualche primo passo andrà compiuto: mancano infatti solo 9 giorni al voto in aula della mozione di sfiducia contro il Presidente della Provincia Nicola D'Ascanio, ma le acque sono più che mai agitate e, soprattutto, torbide.
A contribuire ad «inquinare» il mare in cui naviga il Pd molisano ci hanno pensato gli stessi esponenti del partito, che si sono «azzuffati» durante l'ultima assemblea regionale, convocata allo scopo di dare un minimo di assetto alle strategie da utilizzare per il futuro.
Due «fazioni» contrapposte si sono scontrate nel momento in cui è stato dato ad Annamaria Macchairola il via libera per lo scioglimento dei nodi che da troppo tempo tengono imprigionato l'ente in un groviglio dal quale sembra sempre più difficile, per tutte le parti in causa, tirarsi fuori senza grossi danni e dolorose lacerazioni.
E le stesse fazioni, senza cambiamenti dell'ultima ora, si contrapporranno proprio oggi, quando la Macchiarola si presenterà per affermare che la sua azione è legittimata proprio dal documento firmato dalla maggioranza dei membri dell'assemblea regionale del partito per darle «mano libera». Il documento in questione, però, per gli avversari «interni» non sarebbe valido per una serie di motivazioni che ne inficiano la sostanza. Anche i vertici nazionali sono tornati a ribadire la propria preoccupazione per quanto sta accadendo, tanto che dovrebbe essere imminente una ulteriore convocazione a Roma dei due principali «litiganti», Macchiarola e D'Ascanio.
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28/07/2008