Come dalle previsioni della vigilia è infatti finita con una «fumata nera» la riunione di ieri del gruppo della Margherita. Una riunione che secondo le intenzioni di D'Ascanio doveva servire a fare il nome del sostituto dell'assessore termolese.
Un'indicazione unitaria che presupponeva un accordo «pacifico» tra i tre componenti del gruppo, il segretario regionale del Pd Annamaria Macchiarola e il consigliere Costantino Manes Gravina, che hanno ritirato la fiducia al presidente della giunta e Vincenzo Mucci, tra i fedelissimi di D'Ascanio. Un accordo che non poteva esserci e che ovviamente non c'è stato. «Dopo un lungo confronto, non si è pervenuti ad una decisione unanime - ha dichiarato Mucci - malgrado io abbia più volte fatto il tentativo di ragionare sulla persona di Pierpaolo Nagni, in altre occasioni indicato come espressione della segreteria e dal gruppo per ulteriori avvicedamenti». Mucci è andato anche oltre, invitando D'Ascanio «ad esercitare le prerogative di legge in materia di nomina dei componenti della giunta, «ricordandole che il sottoscritto, coi consiglieri del Pd Varra e Tiberio le avevano già sottoposto l'indicazione di Pierpaolo Nagni».
Opposta la valutazione del segretario del Pd. «Non è possibile riportare la questione a un sereno confronto- ha dichiarato Annamaria Macchiarola - se il presidente D'Ascanio continua a utilizzare metodi estranei alla dialettica politica, adottando atti unilaterali e autoritari, pur nell'ambito delle prerogative previste dalla legge. Mentre il consigliere Mucci insisteva sull'indicazione di Nagni - ha aggiunto io e il consigliere Manes Gravina insistevamo nell'affermare che il caso della destituzione dell'assessore Di Falco non è chiuso. Per noi deve essere altrettanto chiaro che ogni eventuale nuova designazione verrà attribuita o accettata a titolo personale, mancando i necessari passaggi polticia».
E dal Pd all'Idv che prende le distanze e invita a evitare conflitti interni alle forze politiche. La «palla» a questo punto passa all'opposizione, che sta lavorando sull'ipotesi della mozione di sfiducia, per tentare il «colpaccio» in un'istituzione che fino a qualche mese fa sembrava solidissima.
C.S.
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01/07/2008