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L'avvocato ha presentato istanza contro la carcerazione disposta in Appello

Lancia, chiesta la libertà

Cosimo Santimone



CAMPOBASSO Cesare Lancia, l'uxoricida condannato in Appello a 30 anni di carcere per aver ucciso la moglie Rosa Angiulli nel 2004, ha presentato, attraverso il proprio legale, una istanza al Riesame contro la carcerazione disposta in Appello.

I giudici del Tribunale delle Libertà si riuniranno a giugno per decidere. Un delitto, quello in via Monte Grappa, che si consumò tra le mura domestiche all'alba del 30 ottobre del 2004. Lancia, come si ricorderà uccise la moglie Rosa Angiulli, colpendola alla schiena mentre questa stava preparando la colazione per il marito e per le tre figliolette. Tra i due, come è emerso successivamente al delitto, c'erano dei profondi dissapori, tant'è vero che i due dormivano in stanze separate (oltretutto la donna già aveva denunciato il marito, infatti si sarebbe dovuta anche svolgere una udienza in cui Lancia avrebbe dovuto rispondere dell'accusa di maltrattamenti in famiglia). In quella tragica notte, verso le 4.30, Lancia (descritto come una persona violenta, tant'è vero che le figlie e la moglie avevano nascosto i coltelli in casa per paura di qualche suo gesto estremo) andò nella stanza dove dormiva la moglie e la svegliò, perchè evidentemente voleva terminare qualche discussione rimasta in sospeso. La moglie però gli disse di aspettare, anche per non svegliare le bimbe che dormivano. Lancia pazientemente aspettò, poi alle 6.30 mentre la moglie era in cucina per preparare la colazione, afferrò un coltello con una lama di circa 20 centimetri e cominciò a pugnalare la donna alla schiena. 17 colpi. Inferti a ripetizione. La donna ha urlato, immediatamente anche le tre figliolette (che da allora non hanno voluto avere più nessun tipo di rapporto con il padre) si sono svegliate ed una volta in cucina hanno visto una scena che resterà impressa per sempre nella loro memoria: la loro madre a terra in una pozza di sangue. Lancia, come è noto, dopo l'omicidio tentò di suicidarsi, gettandosi dal balcone della propria abitazione. Ma gli stendini posti ai piani sottostanti attutirono il colpo e l'uomo riportò «semplicemente» delle gravi ferite agli arti. Lancia, dopo un periodo trascorso (piantonato notte e giorno) al Cardarelli di Campobasso, è stato poi trasferito in una struttura a Larino. Poi tornò a Campobasso. Dal 13 maggio, invece, dopo la lettura della sentenza di secondo grado che lo ha condannato a trent'anni, si trova in una cella del carcere di via Cavour.

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28/05/2008










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