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La sentenza è stata letta ieri pomeriggio dal giudice Stefano Calabria

Faida tra rom, condannato a dieci anni Orlando Sablone

Cosimo Santimone



CAMPOBASSO Faida tra rom nelle campagne di San Massimo: 10 anni ed 8 mesi di reclusione per Orlando Sablone, l'uomo finito sul banco degli imputati con l'accusa di aver tentato di ammazzare Vincenzo Spinelli. La sentenza è stata letta dal giudice Calabria nel pomeriggio di ieri, poco dopo le 17.

Il giudice ha altresì condannato Sablone al risarcimento della parte civile, stabilendo una provvisionale immediatamente esecutiva, di 25mila euro. I fatti lo scorso 28 aprile, per un presunto regolamento di conti, qundo Sablone ha tentato di uccidere il 33enne Spinelli. Il pescarese di origini rom dunque tornerà nel carecere di Vasto dove si trovava recluso. L'uomo, come detto, ad aprile dello scorso anno colpì con 10 coltellate «la parte offesa» (rappresentata dall'avvocato Giuseppe Fazio). Sablone attirò la vittima in un luogo isolato e lontano da casa con un espediente. Una volta in agro di San Massimo (e più precisamente lungo la strada che collega il centro matesino con Roccamandolfi) il rom 33enne di Pescara è stato colpito con 10 coltellate (di cui due alla gola, vicino alla giugulare). Un presunto regolamento di conti alla base del tentato omicidio. Poi, il rom accoltellato, è stato lasciato, in fin di vita, sul ciglio della strada. Il suo «aguzzino» a quel punto ha anche tentato di investirlo ma il rom 33enne si è gettato in una scarpata e così si è salvato. Un passante che ha sentito i suoi lamenti infatti lo ha soccorso e lo ha fatto salire in macchina. L'accoltellato a quel punto è stato accompagnato al più vicino centro ospedaliero, e cioè presso la clinica Villa Esther di Bojano. Poi, data la gravità delle sue condizioni, i sanitari della clinica hanno optato per un immediato ricovero al Cardarelli di Campobasso, dove l'uomo è stato ricoverato per un lungo periodo di tempo nel reparto di terapia intensiva, senza tuttavia essere mai in pericolo di vita. Condizioni gravi che però non gli impedirono di svelare agli inquirenti il nome dell'aggresore, della persona che in sostanza aveva tentato di ammazzarlo. La Procura di Campobasso, e più precisamente il sostituto Rossana Venditti, aprì un fascicolo per far luce sulla vicenda. Gli inquirenti invece lavorarono a lungo e si misero, dopo il nome fornito dalla vittima, immediatamente sulle tracce dell'aggressore che alcune settimane dopo venne arrestato e confinato in cella con l'accusa di tentato omicidio. E ieri, come detto, la sentenza con tanto di condanna a dieci anni.

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21/05/2008










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