Stando alle
cifre dell'indagine all'inizio del Novecento in Italia
c'erano 68.848 sacerdoti per 33 milioni di abitanti, mentre
ora che siamo 57 milioni i preti si sono più che dimezzati.
È aumentata anche la loro età media, 60 anni e l'anzianità
di servizio, 33 anni. In sostanza con 31.179 sacerdoti
diocesani e 25.817 parrocchie si arriva a poco più di un
prete per parrocchia compresi gli anziani - uno su otto
viaggia sugli 80 - e in regioni come Molise, Emilia,
Abruzzo, Toscana e Liguria ci sono da tempo più campanili
che preti. «Tutte le istituzioni come tali conoscono
l'usura del tempo e hanno bisogno di diventare più
flessibili e vicine ai bisogni della gente». Lo sottolinea
in una intervista al «Corriere della sera» il cardinale di
Milano Dionigi Tettamanzi, commentando i dati sul calo dei
sacerdoti contenuti in «La parabola del clero», la ricerca,
appunto, promossa dalla Cei. Ma Tettamanzi non appare
preoccupato. «La prospettiva che si sta aprendo in diverse
diocesi - dice - è quella di mettere in rete le
parrocchie». Insomma, in una zona ci sono più parrocchie
che sacerdoti? Le parrocchie si mettono insieme e formano
una équipe di preti, diaconi suore e fedeli laici,
copriranno tutte le necessità.
«Ora il mondo è
cambiato - spiega il cardinale Tettamanzi - e la realtà è
più mobile, anche rispetto alla popolazione. Il sacerdote
stabile diventa una figura sfocata, i confini cadono ed
emerge il volto del prete itinerante. Se in una zona i
preti stanno insieme e svolgono un impegno pastorale
condiviso hanno più possibilità di raggiungere la gente.
Certo è un processo storico che richiede il suo tempo ma
porterà a una qualità più alta nelle relazioni tra le
persone».
«Ciascuno all'inizio -ammette Tettamanzi-
vorrà il proprio prete, ma con il tempo comincerà a capire
che tutti gli altri sono il proprio prete.»
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19/05/2008