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Molise

«Ministero per il Mezzogiorno? Politica vetero-meridionalista»

* Gianfranco Vitagliano
Avverto l'antistoricita' delle argomentazioni e provo lo stesso disagio che genera l'accalorato dibattito che diverse menti alimentano sulle "quote rosa". In entrambi i casi, a mio parere, e' un difetto culturale di base a far individuare per un vero problema la soluzione sbagliata.

Percio' provo a ragionare e a stimolare la riflessione. Intanto non credo si debba discutere del presupposto: esiste ancora la questione meridionale; anche in presenza di importanti varieta' di condizioni socio-economiche tra i diversi territori di questa parte del Paese permane il divario meridionale rispetto al resto dell'Italia; questo divario cresce invece di diminuire; il problema riguarda, seppure con oggettive articolazioni quantitative, tutte le regioni del Sud, compresi l'Abruzzo e il Molise. Questa singolarita' della "malattia" ha cristallizzato l'attenzione e le richieste del vecchio meridionalismo ma, oggi, di fronte alla globalizzazione, per molti versi selvaggia, e ricordando che il Sud non parte "da zero" e che, molto probabilmente, nel 2013 verra' escluso dai fondi europei per la migliore condizione rispetto ai Paesi appena entrati nell'Unione, servono certamente nuove cure. Intanto riconoscendo che la questione riguarda l'intero Paese e che le differenze (crescita economica, sicurezza sociale e civile, servizi, infrastrutture, scambi con l'estero, attrazione degli investimenti) riguardano la quantita' e non la qualita' del divario. Se questo e', allora la politica da adottare riguarda tutta l'Italia, con scelte generali diversificate per intensita', ma organicamente coordinate in materia economico-finanziaria, culturale e tecnico scientifica. Non si tratta di mettere in campo una politica singolare e residuale, più o meno coerente con la politica generale, ma serve orientare la politica di tutto il Governo verso la crescita complessiva del Paese, l'uguaglianza della qualita' della vita e delle opportunita'. Ogni ipotesi vetero-meridionalista, il pretendere una politica "speciale" e ministeri "ad hoc", farebbero nuovamente ghettizzare l'azione per il Sud; incoraggerebbero quell'anima assitenzialista di alcune sacche della societa' meridionale; porterebbero alla concezione "sostitutiva" e non "aggiuntiva" della spesa; favorirebbero il "mal di pancia" leghista che si basa sulla convinzione che i governi hanno fatto molto per il Sud e che di questo i meridionali non ne hanno fatto buon uso. E se e' vera questa responsabilita' dei meridionali, non lo e' l'impegno dei governi, specialmente quelli dell'ultimo decennio. Percio', io sono convinto che si debba fare una nuova politica centrale per il Mezzogiorno nell'interesse generale del Paese. E allora il vero Ministero per il Mezzogiorno non puo' che essere il Ministero del'Economia. Quello e' il posto politico ideale per "smeridionalizzare" il problema e "italianizzarlo" definitivamente. Solo cosi' tutto quello che si fara' al Sud lo si fara' per far crescere l'Italia tutta intera. Dai Piani nazionali dovranno venire risposte per questa parte del Paese come area di un tutto e non come aiuto ad un territorio geograficamente e politicamente separato. Ne guadagnera' anche la responsabilita' dei meridionali, con la sconfitta di quelli che guardano al federalismo fiscale - che arrivera', nessuno s'illuda - pensando di avere più poteri e competenze, mantenendo intatti i trasferimenti di risorse. Penso, ancora, che saranno sconfitti cosi' quelli che agitano parole al vento raccontando di fucili pronti e di secessione. E, quindi, niente Ministero speciale e mi auguro che qualcuno consigli in questo senso il Presidente Berlusconi.
* Assessore regionale
alla Programmazione, Bilancio e Finanze

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05/05/2008










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