Percio' provo a ragionare
e a stimolare la riflessione. Intanto non credo si debba
discutere del presupposto: esiste ancora la questione
meridionale; anche in presenza di importanti varieta' di
condizioni socio-economiche tra i diversi territori di
questa parte del Paese permane il divario meridionale
rispetto al resto dell'Italia; questo divario cresce invece
di diminuire; il problema riguarda, seppure con oggettive
articolazioni quantitative, tutte le regioni del Sud,
compresi l'Abruzzo e il Molise. Questa singolarita' della
"malattia" ha cristallizzato l'attenzione e le richieste
del vecchio meridionalismo ma, oggi, di fronte alla
globalizzazione, per molti versi selvaggia, e ricordando
che il Sud non parte "da zero" e che, molto probabilmente,
nel 2013 verra' escluso dai fondi europei per la migliore
condizione rispetto ai Paesi appena entrati nell'Unione,
servono certamente nuove cure. Intanto riconoscendo che la
questione riguarda l'intero Paese e che le differenze
(crescita economica, sicurezza sociale e civile, servizi,
infrastrutture, scambi con l'estero, attrazione degli
investimenti) riguardano la quantita' e non la qualita' del
divario. Se questo e', allora la politica da adottare
riguarda tutta l'Italia, con scelte generali diversificate
per intensita', ma organicamente coordinate in materia
economico-finanziaria, culturale e tecnico scientifica. Non
si tratta di mettere in campo una politica singolare e
residuale, più o meno coerente con la politica generale, ma
serve orientare la politica di tutto il Governo verso la
crescita complessiva del Paese, l'uguaglianza della
qualita' della vita e delle opportunita'. Ogni ipotesi
vetero-meridionalista, il pretendere una politica
"speciale" e ministeri "ad hoc", farebbero nuovamente
ghettizzare l'azione per il Sud; incoraggerebbero
quell'anima assitenzialista di alcune sacche della societa'
meridionale; porterebbero alla concezione "sostitutiva" e
non "aggiuntiva" della spesa; favorirebbero il "mal di
pancia" leghista che si basa sulla convinzione che i
governi hanno fatto molto per il Sud e che di questo i
meridionali non ne hanno fatto buon uso. E se e' vera
questa responsabilita' dei meridionali, non lo e' l'impegno
dei governi, specialmente quelli dell'ultimo decennio.
Percio', io sono convinto che si debba fare una nuova
politica centrale per il Mezzogiorno nell'interesse
generale del Paese. E allora il vero Ministero per il
Mezzogiorno non puo' che essere il Ministero del'Economia.
Quello e' il posto politico ideale per "smeridionalizzare"
il problema e "italianizzarlo" definitivamente. Solo cosi'
tutto quello che si fara' al Sud lo si fara' per far
crescere l'Italia tutta intera. Dai Piani nazionali
dovranno venire risposte per questa parte del Paese come
area di un tutto e non come aiuto ad un territorio
geograficamente e politicamente separato. Ne guadagnera'
anche la responsabilita' dei meridionali, con la sconfitta
di quelli che guardano al federalismo fiscale - che
arrivera', nessuno s'illuda - pensando di avere più poteri
e competenze, mantenendo intatti i trasferimenti di
risorse. Penso, ancora, che saranno sconfitti cosi' quelli
che agitano parole al vento raccontando di fucili pronti e
di secessione. E, quindi, niente Ministero speciale e mi
auguro che qualcuno consigli in questo senso il Presidente
Berlusconi.
* Assessore regionale
alla
Programmazione, Bilancio e Finanze
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05/05/2008