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Antonella Salvatore TERMOLI È entrato al San Timoteo di ...

Antonella Salvatore
TERMOLI È entrato al San Timoteo di Termoli per una brutta bronchite che lo tormentava da qualche tempo ed è uscito cadavere dopo 4 operazioni eseguite a catena nell'arco di qualche settimana. Protagonista del "calvario" medico, ancora poco chiaro e sul quale è stata aperta un'indagine da parte della Procura della Repubblica di Larino, dietro l'ipotesi di reato di omicidio colposo, Antonio Spagnuolo, 65 anni, di Serracapriola.

L'uomo, proprietario terriero molto conosciuto e stimato nel centro pugliese, situato a pochi chilometri dal confine molisano, è deceduto di recente in ospedale. I familiari, sotto schoc per l'incredibile vicenda, hanno immediatamente denunciato l'accaduto agli inquirenti frentani che hanno disposto l'autopsia sulla salma dello sfortunato composta presso l'obitorio del San Timoteo. Un medico legale di Perugia ed uno di Foggia hanno eseguito l'esame autoptico per verificare cosa fosse accaduto effettivamente e la causa della morte dell'uomo. La moglie e la figlia di Antonio Spagnuolo hanno duramente contestato l'operato di un medico dell'ospedale termolese, denunciato presso la Caserma dei Carabinieri di Termoli. I militari, hanno già aperto l'inchiesta ed il giorno dell'autopsia, si sono recati al San Timoteo per prelevare le cartelle cliniche di Spagnuolo. Non tutti i documenti riferiti al paziente, però, secondo quanto dichiarato dai familiari sarebbero stati disponibili. Mancherebbe all'appello, la prima cartella clinica stilata dall'operatore sanitario.
Nel mirino degli inquirenti altri tre medici dello stesso staff sanitario. "E' qualcosa di inverosimile — ha detto in lacrime la figlia di Antonio Spagnuolo a Il Tempo —. Mio padre è stato ricoverato dopo una visita ed è uscito morto. Prima del decesso ha trascorso gli ultimi giorni in agonia nel centro di rianimazione.
E' stato operato 4 volte e noi non sappiamo ancora bene il perchè e cosa sia stato effettivamente diagnosticato. Durante il ricovero abbiamo chiesto più volte al medico di chiamare il chirurgo del presidio ma ci veniva detto che era tutto a posto e sotto controllo, bisognava solo attendere un recupero fisico. Invece mio padre non stava affatto bene e peggiorava sempre di più con i farmaci che gli venivano somministrati per curare una infiammazione alla vescica. Successivamente il terzo intervento, è intervenuto finalmente il chirugo ma ormai era troppo tardi. Noi chiediamo giustizia per quanto accaduto e, soprattutto di accertare le responsabilità di questa morte assurda.
Abbiamo denunciato il caso ai Carabinieri e ci auguriamo di conoscere la verità di quanto accaduto".

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03/05/2008










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