Informato
dell'avvio del procedimento di revoca avviato da Nicola
D'Ascanio nei suoi confronti Rainone si è presentato
dimissionario, non prima di aver scritto una dura lettera
al presidente della Provincia, definito «stalinista nei
metodi», per ribattere alle contestazioni di scarso impegno
amministrativo e dissenso politico, per la sua candidatura
alle comunali di Larino, contro Di Lena.
Col dissidio
personale tra D'Ascanio e Rainone che resta ovviamente
aperto, continua il dibattito interno alle segreterie dei
partiti di centrosinistra per trovare una soluzione alla
crisi che si è aperta a palazzo Magno, ma che pochi si
azzardano a chiamare tale.Soluzione che dovrebbe essere
indicata dal Ps, il partito che ha eletto Rainone, che ha
convocato per domani il direttivo dal quale dovrebbe uscire
il nome del nuovo amministratore, da sottoporre al
presidente e al gruppo di maggioranza, in riunione
martedì.
La prima indicazione è quella interna, il
consigliere Pietro Montanaro, che potrebbe tuttavia
rifiutare l'incarico per motivi di lavoro.
Si valutano
dunque soluzioni esterne, con lo stesso Montanaro e una
buona fetta del partito che potrebbe lanciare la
candidatura del segretario regionale del Ps Giuseppe
Scarano, una risposta all'impegno pluriennale per la causa
socialista. Intanto restano «autosospesi» i 5 esponenti del
Pd che schierandosi a difesa di D'Ascanio (contro l'ipotesi
di espulsione dal partito avanzata da un dirigente di
sezione e smentita dai vertici) hanno chiesto la verifica
politica e l'azzeramento di giunta. Richiesta finalizzata a
rafforzare la leadership del presidente, che evidentemente
è sfuggita dal controllo, visto il momento di grande
difficoltà che sta vivendo il centrosinistra dopo le
elezioni. Da qui l'intento di chiudere la questione in
tempi strettissimi, possibilimente già in settimana.
C.S.
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27/04/2008