I due macchinisti, assistiti
dagli avvocati Calogero Nobile e Fabio Tanzilli, sono fin
dall'inzio gli unici iscritti nel registro degli indagati.
Oggi, dopo aver ascoltato il pm e le parti, il gup dovrà
decidere l'eventuale rinvio a giudizio. In questi due anni
i ferrovieri si sono sempre difesi sostenendo che aver
visto il semaforo verde e quindi di aver avuto la linea
libera.
Diversa la versione del capostazione, il quale
subito dopo l'incidente aveva dichiarato alla polizia
ferroviaria e al magistrato inquirente che il semaforo era
rosso.
Si riaccendono dunque i riflettori su una
tragedia che ha profondamente scosso il Molise. Era il 20
dicembre del 2005 quando, intorno alle 15:00 il treno
regionale partito da Roma e diretto a Campobasso ha tamponò
violentemente un altro convoglio, fermo alla stazione del
piccolo centro della provincia di Frosinone. Nell'urto la
locomotrice del treno sollevò letteralmente, andandosi a
posare sopra le ultime carrozze del treno investito. L'urto
fu estremamente violento, le carrozze si deformarono a tal
punto che le operazioni di soccorso vennero ostacolate dal
groviglio di lamiere. Una scena agghiacciante quella che si
presentò agli occhi dei soccorritori. Una settantina, in
tutto, i fertiti. E due morti. Antonio Vallillo, di ritorno
in Molise con la sua famiglia per trascorrere le vacanze
natalizie e Francesco Martino, giovane isernino che stava
rientrando in città da Roma, dove frequentava un master
post-universitario.
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05/02/2008