Anche nel Molise,
come nel resto d'Italia, si commemora oggi il «Giorno della
memoria», istituito con la legge 211 del 21 luglio 2000.
Non casuale la scelta della data, per ricordare il 27
gennaio del 1945, quando le truppe sovietiche dell'Armata
Rossa, nel corso dell'offensiva in direzione di Berlino,
arrivarono presso la città polacca di Oswiecim (nota con il
nome tedesco di Auschwitz), scoprendo il suo tristemente
famoso campo di concentramento e liberandone i pochi
superstiti. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei
sopravvissuti rivelarono per la prima volta al mondo
l'orrore del genocidio nazista.Un evento celebrato con
diverse iniziative, organizzate da istituzioni e
associazioni, proprio per non dimenticare.
Oggi alle
18, presso il Teatro Savoia di Campobasso, la presidenza
della Regione rievocherà le vittime della Shoah con il
«Requiem» di Mozart eseguito dall'Orchestra del Molise,
diretta dal maestro Franz Albanese. L'ingresso sarà
gratuito ed aperto a tutti i cittadini. Con l'occasione il
governatore Iorio esprimerà delle riflessioni sull'eccidio
degli ebrei prima dell'inizio dell'opera. E proprio il
presidente della Regione ha voluto ricordare quei tragici
fatti.
«La Memoria - ha dichiarato - rende tangibile e
duraturo nel tempo il passaggio fugace e breve dell'uomo
sulla terra. La storia si nutre della memoria e cerca,
oltre che di raccontare e catalogare gli accadimenti, anche
di trarre da questi, e dagli individui che li hanno posti
in essere o ne sono stati in qualche modo interessati,
insegnamenti per le generazioni future, per dare la
possibilità a chi viene dopo di conoscere e di fondare
proprio sulla storia, e i fatti tristi e brillanti che
l'hanno caratterizzata, una civiltà più evoluta». Poi il
ricordo dei fatti del '900, quelli belli «che hanno visto
affermare il rispetto dei diritti umani, della libertà e
della democrazia», insieme «agli inauditi orrori, frutto
di quella cieca e violenta intolleranza che ha dato vita
alle lotte fratricide, ai conflitti etnici».
«Auschwitz o Dachau, conclude Iorio, hanno cancellato
l'evoluzione dell'essere umano di migliaia di anni
riportando la specie umana ad uno stato animalesco tipico
dei primordi della preistoria. Un «fulgido» esempio di non
evoluzione, di non civiltà, di non cultura, di non umanità
che deve però dare a ciascuno di noi, uomini e donne del
XXI secolo dell'era cristiana, la capacità di gridare un
MAI PIU' corale».
Un modo per fare anche un doveroso
«me culpa corale», conclude il presidente «per non essere
riusciti ad evitare un crimine così feroce e vergognoso
come la Shoah».
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27/01/2008