«Si è gettata nello
studio, sta studiando altre cose» ha detto il suo avvocato
di fiducia, il legale Giuseppina Cennamo di Campobasso. Il
primo cittadino nella serata di ieri si è recato a visitare
i genitori della giovane supplente per confortarli. Le
accuse nei confronti della figlia di violenza sessuale e
calunnie, del resto, non lasciano indifferenti. La Cennamo,
dal canto suo, annuncia il ricorso sempre se la
professoressa sarà concorde. «Le dichiarazioni dei ragazzi
erano molto contraddittorie e contestabili - ha spiegato la
Cennamo -. Lo stesso Pm ha ridimensionato la sua posizione,
non abbiamo visto una posizione così agguerrita così come
all'inizio. Anche lei, del resto, è convinta che i ragazzi
di oggi non sono quelli di ieri e per questo motivo aveva
chiesto una pena contenuta. Non so che calcolo abbia fatto
il giudice nel decidere. L'udienza è durata cinque ore, la
camera di consiglio 2 ore, le motivazioni tra 90 giorni. Il
gup ha respinto la provvisionale chiesta dalle parti
civili. Nei confronti della mia assistita non si può
intraprendere almeno in questo momento il giudizio civile.
Il Ministero della Pubblica istruzione, tirato in ballo dai
familiari dei ragazzi, è stato estromesso da responsabile
civile». Per quanto riguarda la testimonianza della
collega, l'avvocato chiarisce: «La collega non ha visto
niente, solo un ragazzo con i pantaloni abbassati e due
invece sbottonati. Loro erano cinque, la professoressa
sola. Ci sono tutti i presupposti per l'appello, dipende se
la cliente lo vorrà. Lei è molto amareggiata, ma è anche
fiduciosa negli altri gradi di giudizio. L'interdizione
dall'insegnamento è conseguenziale. Le dichiarazioni dei
ragazzi non erano più genuine perchè suggestionati e già
seguiti da psicologi, ripetenti e pluripetenti».
02/11/2007