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In tribunale, a mano armata

La sparatoria avvenuta in un’ aula del Tribunale di Reggio Emilia dimostra come il livello di sicurezza degli uffici giudiziari italiani sia ancora troppo basso, per non dire inesistente. E nella giornata di
ieri, per mettere alla prova l’efficienza della sicurezza presso il nostro Tribunale, armati dalla testa ai piedi,
siamo entrati nel palazzo giudiziario ed abbiamo cominciato il nostro personale tour.

Siamo entrati dalla porta «secondaria», quella di via Nobile «indossando» una pistola, un coltello di circa 40 centimetri, un taglierino e un martello. Abbiamo fatto un giro per le varie aule al piano inferiore.
C’erano in corso delle udienze. Le aule quindi erano affollate. Nel pomeriggio l’affluenza è aumentata vertiginosamente in quanto c’erano le prove per conseguire il titolo di avvocato. In preda ad un raptus, dunque,
chiunque avrebbe potuto compiere una vera e propria strage. E poi scappare per una delle tante (troppe) uscite del palazzo di giustizia del capoluogo, mai sorvegliate. Poi siamo saliti al piano superiore, quello della Presidenza. anche qui, nessuna forma di controllo. Siamo entrati con una facilità estrema nella maggior parte delle stanze. Eventuali conseguenze se a salire fosse stato un criminale? Anche qui non c’è da lavorare molto con la fantasia per poterle immaginare. Il nostro giro è poi proseguito in Procura. Malgrado la porta debba essere aperta dall’interno, non è difficile entrare, sempre armati di tutto punto. La nostra personale visita all’interno del Tribunale è infine terminata in un’aula dove, con estrema tranquillità siamo riusciti a depositare sul tavolo una pistola, un martello e due coltelli. Insomma, anche il Tribunale del capoluogo sembra fare acqua da tutte le parti. E’ uno dei pochi in Italia, oltretutto, a non avere un sistema di telecamere nè interno nè esterno. Una mancanza grave anche in virtù delle udienze che hanno animato di recente le aule campobassane.

Cosimo Santimone










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