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l'editoriale

Sicurezza, il "prima" e il "dopo"

La sparatoria avvenuta in un’aula del Tribunale di Reggio Emilia dimostra come il livello di sicurezza degli uffici giudiziari italiani sia ancora troppo basso, per non dire inesistente. E nella giornata di ieri, per mettere alla prova l’efficienza della sicurezza presso il nostro Tribunale, armati dalla testa ai piedi, siamo entrati nel palazzogiudiziario ed abbiamo cominciato il nostro tour.

Questa volta ad entrare in tribunale armato fino ai denti è stato un nostro giornalista, la prossima potrebbe essere diverso. E a rischiare potrebbero essere quei magistrati, quegli avvocati o quegli impiegati che ogni giorno fanno faticosamente il proprio dovere d’ufficio. Tutto perché in Italia c’è sempre un maledetto equivoco tra il «prima» e il «dopo». Le cose si sanno prima, ma si fanno solo dopo che accade la tragedia. Da queste parti - purtroppo - lo sappiamo bene; abbiamo ancora negli occhi il crollo della scuola di San Giuliano. Così come abbiamo negli occhi l’affannoso controllo sulle altre scuole che seguì quei giorni terribili. Dal fenomeno dell’immigrazione alla stabilità degli edifici pubblici, tutto viene dopo. Guai a lanciare allarmi: il partito del «va tutto bene» alza le barricate e taccia chiunque di disfattismo. Salvo poi mettersi in prima fila in qualche funerale, possibilmente «di Stato». E’ chiaro a tutti che non è tollerabile far entrare in un Tribunale coltelli, martelli e pistole (la nostra era finta). Ma il discorso vale a 360 gradi. Noi lo abbiamo detto. Prima. Ora tocca alle Istituzioni fare ciò che occorre.

Angelo Perfetti










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