La spesa sanitaria del Molise sottoposta dal
Governo nazionale ad un Piano di rientro molto severo,
passata ai primi raggi x dei Ministeri dell'Economia e
della salute, sembra aver imboccato la strada giusta. Ma
deve mettere mano, comunque, ad alcune modifiche
strutturali e soprattutto a processi di snellimento
amministrativo importanti, capaci di accentrare servizi e
costi su unico presidio, l'Asrem, e quindi in grado di
garantire una riduzione ulteriore di spese soprattutto
quelle destinate alla dirigenza. «E' chiaro che non bisogna
operare e procedere a mano libera - ha dichiarato Riccardo
Tamburro capogruppo dell'Udc al Consiglio regionale -
Abbiamo 520 milioni di euro l'anno e dobbiamo saperli
spendere al meglio conservando il massimo dell'efficienza
nei servizi che non debbono essere tagliati. Se i due
Ministeri ci indicano di ridurre alcune figure e strutture
non è un dramma, troveremo una soluzione per questi ma
certamente non possiamo pensare di danneggiare minimamente
i cittadini. Dobbiamo rispettare certi vincoli di spesa,
ciò non è una novità e per questo dobbiamo essere noi della
maggioranza e il governo regionale a districarci entro
certi paletti e quindi costi. In caso contrario non
incasseremo le risorse della premialità e quelle del fondo
integrativo necessarie per ripianare i debiti». I due
Ministeri hanno quindi indicato il percorso da seguire per
la riduzione dei Distretti. Il Molise deve drasticamente
dimezzarli. Troppi tredici. Dovranno essere sette e quindi
essere riqualificati con una diversa, ovviamente,
organizzazione e disposizione di servizi e di guida.
Ugualmente per le quattro Zone che con una legge regionale
hanno assorbito le Aziende sanitarie locali senza altre e
ulteriori modifiche. Si chiede che spariscano o vengano
riconsiderate soprattutto nella funzione attuale di
sottounità dell'Asrem con alcuni costi amministrativi,
legati alla burocrazia che comunque vengono ritenuti
superflui e quindi da eliminare. Due obblighi non proprio
perentori ma comunque da osservare su cui esiste qualche
difficoltà per eseguirli. La Regione dovrà studiare,
infatti, da qui in poi, una scorciatoia ugualmente
sostenibile verso lo stesso risultato cioè ad un rientro
della spesa non troppo sofferto e un eguale provvedimento
che ridimensioni i distretti mentre per le zone dovrà
verificare altre soluzioni nel Piano sanitario.