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Dalla prima pagina

Quando la superficialità diventa reato


Un male così irragionevolmente sbilanciato in un luogo e in un tempo ha bisogno di colpevoli, qualcuno che paghi per tutti. Dio non scese invano sulla terra, a espiare i peccati del mondo. La vittima sacra placa gli animi sofferenti e lacerati.

Scoprire, dopo cinque anni, che quella tragedia non ha responsabili fa male. Fa male a chi ha aspettato, a chi ha convertito il dolore in un bisogno assoluto, agonizzante quasi, di verità e chiarezza: il destino non è punibile. Forse quei bambini resteranno invendicati, senza giustizia. Come sono rimasti invendicati e senza giustizia nella storia i milioni di bambini che muoiono di fame e di sete, i bambini bombardati nelle guerre, violentati e uccisi dai pedofili, strappati alle madri dai nazisti, annegati per caso o spazzati via dallo tsunami. Ma se si fermano i motori dell'odio e si volge lo sguardo all'indietro, c'è un'altra storia che merita di essere capita e perdonata. E' la storia di un padre, un padre-sindaco, un uomo così tanto ignaro del pericolo, così serenamente sicuro di avere la coscienza a posto, da mandare sua figlia a scuola, quella mattina, e non rivederla mai più. La superficialità diventa reato quando si sottovaluta un rischio, non quando se ne è inconsapevoli. Erode di questa nuova epoca, additato - insieme con i tecnici, i progettisti, i costruttori - come presunto responsabile della strage degli innocenti, quell'uomo ha già pagato.
E ha pagato per tutti.
Manuela Petescia









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