I molisani, gli uomini, sentono che c'è qualcosa di importante nell'aria ma non lo danno a vedere. Eppure bisognerebbe davvero festeggiare l'evento perché questo disco è molto bello. "Odilaria" - è il titolo del cd - esce alla fine del 2006, anno in cui l'autore compie 50 anni, ed è - possiamo dirlo, autorizzati dallo stesso Rufo - il disco della maturità. Dopo l'aria leggera e frizzante del vertice delle classifiche di vendita respirata in giovane età, dopo quella più fumosa e pesante dei mille locali visitati per suonare e per proporre se stesso, Lino Rufo arriva nel punto esatto da dove era partito, con una ciclicità tutta orientale che sa di ricerca della propria essenza e di rispetto del principio sacro della vita. Una tautologia piena di fede e di forza di volontà, di amore per la musica: un amore infinito, mai messo in discussione. Tutti si sarebbero arresi, tutti si sono arresi: Lino Rufo è ancora lì, a 50 anni, contemporaneo e mai retorico, essenziale e mai ridondante, in linea con il vento dell'arte, a cantare e suonare la sua musica e la sua vita. Ascoltando brani come "Tu che non sei mia sorella" non si capisce come questo disco non abbia spinte commerciali e di distribuzione più importanti e adeguate: una canzone capolavoro, ispirata e tecnicamente perfetta, che incide l'anima dell'ascoltatore con una densità musicale dallo stile riconoscibile e un testo profondissimo e definitivo. Oppure, la classicità emozionante di "Passerà". E, ancora, il gioiello senza tempo di "Tra le mani della notte". Ma è tutto il disco a suonare ad alti livelli: quattordici canzoni che danno finalmente la dimensione artistica di questo cantautore che non si stanca di dire che "il mondo reale / non lo vedi nemmeno / con gli occhi della ragione / oppure alla televisione". Belli e trascinanti anche i brani più ritmici, con stacchi di dinamicità sorprendente e piacevolissima. Un disco che è punto di arrivo e punto di partenza della carriera di Rufo: non a caso, per la prima volta, i suoi figli, Yuki (chitarre elettriche) e Lalla (basso elettrico) suonano con lui nel disco, oltre che accompagnarlo nelle tante serate in giro per l'Italia. Una sorta di ricongiunzione generazionale voluta dall'incrocio dei gusti, dalle convergenze artistiche e non da sciocchi sentimentalismi familiari. Alla batteria, misurato e preciso, Fabio Rotondo. Il disco è uscito per la Blond Records con progetto grafico di Serenella Sestito.