Oggi, dunque, la Regione Molise compie 43 anni. Una splendida età, se volessimo tentare una similitudine con quella degli esseri umani. Un'età che sa di maturità e di futuro, che ha il sapore degli obiettivi per buona parte raggiunti e dei desideri ancora non completamente soddisfatti. E' tempo di bilanci. Bilanci parziali, certo; una verifica in itinere che possa far acquisire consapevolezza alla classe politica, non ancora completamente matura per il "grande salto", e alla classe imprenditoriale, ancora troppo egoista per immaginare e progettare uno sviluppo economico del territorio che non segua altro modello se non quello originale che è scritto nelle rocce delle nostre montagne e nell'acqua del nostro mare. Uno sviluppo che sfrutti proprio la caratteristica migliore del nostro essere molisani: le piccole dimensioni spaziali e demografiche. Finito il tempo dell'assestamento amministrativo, con la copertura - proprio fisica - degli spazi dedicati al lavoro dirigenziale; finito il tempo delle utopie industriali; decantato e oramai depositato il pulviscolo pseudo-politico dei seggi della rappresentanza democratica; giunge ora il tempo della progettazione. Una progettazione alta, però. Una progettazione a media e lunga gittata che lasci le urgenze dell'amministrazione del territorio alle Province e ai Comuni. È tempo che il Consiglio Regionale elevi se stesso alla dignità di strumento di miglioramento della vita delle generazioni future di molisani; che sappia davvero dare decoro e valore politico alla rappresentanza democratica. Non è più il tempo delle celebrazioni vuote, dei discorsi da comizio elettorale da ripetere il 27 dicembre di ogni anno.