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L'intangibile blu di Ida Di Ianni

«(...) nel mio non essere poeta, nel mio affidare semplicemente alla carta quel groviglio interiore che - dico io - mi paralizza il cervello e si scioglie solo con le lacrime che sempre bagnano il testo».

Scrive così Ida Di Ianni in una delle prose del suo "Intangibili blu", uscito da qualche giorno per Volturnia Edizioni. Continuando nell'itinerario di smascheramento di quelle ipocrisie rese ineliminabili dal loro essere continuamente presenti nella quotidianità - un itinerario già ben delineato da "Impronte d'inverno" del 1998 e da "Dissonanze" del 2006 - Ida Di Ianni ha messo in atto un tentativo doloroso, e non sempre serenemante doloroso, di portare in chiaro la Verità, di esplicitarla senza mezzi termini, di denudarla. Così, nei "Commovimenti" in prosa, nella prima parte civile dei "Sommovimenti" in versi e nel finale più lirico e claustrofobico, troviamo un catalogo di figure penetranti e glaciali, fredde nel loro esserci, al di fuori dell'animo di chi osserva, e non certo nel doloroso registrare sulla carta, denso e ricco di umanità, compiuto dal poeta: barelle che vanno verso l'obitorio, inquietudini da sfogare in macchina, animali che muoiono in una disperazione non creduta e poi bare leggere e bare come case e fiori secchi a memoria. Con questo libro Ida Di Ianni scrive la sua infelicità, scopre l'essenzialità della sua sofferenza. E lascia intravvedere una felicità non ancora raggiunta ma che esiste. Per ora lontana, in un intangibile blu. Gio.Pe.









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