Alcune delle opere stampate per questa occasione sono recentissime. E soprattutto in queste si nota la scelta di un punto di vista defilato, mai frontale, quasi metafora di un voler mettersi da parte, del desiderio di non voler essere protagonista ancora più accentuato del solito. Sì, perché Taccola non racconta mai se stesso - se non per quella parte implicita che passa obbligatoriamente dal creatore alle cose create -. Ha sempre fatto parlare le cose, i luoghi. E l'Isernia raccontata in questi piccoli gioielli di complessa semplicità è una Isernia dolente, malinconica, decadente. E' una Isernia dalle ombre lunghe e dalle luci rosate che sanno di tramonto, di pomeriggio inoltrato, di una sera estiva attesa come un refrigerio desiderato. E' una città che si attarda ad arrendersi alla notte, pur avendo poco da dire nella contemporaneità dei riflessi assorbiti dalle pietre che sembrano voler ricordare tutt'altra gloria. Che splendida poesia la fontana Fraterna vista finalmente di lato, nella sua secchezza poco ingombrante, con gli archi che vanno quasi ad inanellarsi sulla perpendicolare che parte dall'occhio del pittore. Quale densa malinconia negli alberi di di Largo Cappuccini, con lo splendore verde del mondo vegetale e la solitudine tutta umana delle panchine vuote. Anche in queste vedute così fortemente poetiche, Taccola non rinuncia all'ironia e ai giochi di parole che da sempre lo hanno appassionato: "Isernia, città di campagna - scrive - bàlia di antichi fanciulli e di elefanti ieri pascolanti tra le tue cento mammelle turgide di vita giusta, quando il tuo homo scheggiava gioielli da lavoro vivendo la selce, ignaro di vergogne a venire evolutive...". A 84 anni, il maestro livornese torna a lanciare messaggi importanti. E lo fa con la serena postura di chi potrebbe farne a meno. Ai vicoli ortogonali al cardo maximus (via Marcelli) viene restituita dignità. Così ai cartelli che segnalano il parcheggio e che si dispongono poco più in basso del rosone della chiesa di San Francesco. Taccola osserva e racconta. Come sempre. Questa volta disinteressato a sapere se ci sia ancora qualcuno disposto a capire.