Come quando a scuola si cerca di mettere in cattiva luce i compagni per far emergere la propria preparazione, Perna ha dimostrato che, tra i tanti che ci hanno provato, è lui il primo della classe. E ciò è una verità. Anche solo per i mille stipendi al mese che vengono spesi in territorio isernino, non si può negare che l'Ittierre è ricchezza insostituibile.
Ma l'orgoglio è altra cosa. Quando andavo a scuola ero molto orgoglioso della Pop84. La tuta della Polisportiva Sexana, squadra in cui giocavo, era marchiata Pop84. Come le magliette dell'Ascoli - in serie A - che venne a giocare in amichevole al X settembre contro l'Aesernia di Di Pucchio.
Mi sentii orgoglioso anche quando a Londra, giovanissimo, trovai agli Harrod's dei jeans «Made in Pettoranello del Molise».
Fui orgoglioso dei Perna e del Molise anche quando i miei genitori, con le loro tasse, insieme a tutti gli altri molisani, attraverso le finanziarie regionali e la Gepi, provarono a salvare la Pantrem.
Cominciai ad essere un po' critico, invece, quando notai che dalle ceneri della Pantrem rinascevano grandi cose ma venivano dimenticate tutte quelle famiglie che, nei paesi intorno a Pettoranello, avevano fatto investimenti notevoli per comprare macchinari per ricamare, per stirare, per sistemare i bottoni, per lavare. Della loro piccola esperienza manifatturiera rimanevano soltanto mutui e cambiali.
Nonostante la loro disponibilità e il sostegno, cose che ormai sono agli atti, molti dei molisani che si sono avvicinati all'Ittierre, per chiedere un lavoro, uno spazio sindacale o un'intervista, sono stati ignorati.
Per provare orgoglio di una cosa bisogna esserne parte. Riconoscere ai molisani gli sforzi che hanno fatto per sostenere i Perna e le loro aziende significherebbe riconoscere che un po' del successo dell'Ittierre è anche merito loro. A quel punto l'orgoglio verrebbe da sé.
27/11/2004