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19/01/2016, 06:41

Ecco come il Pd "copre" le moschee clandestine

EMERGENZA IMMIGRAZIONE

E l’assessore del municipio indossa il velo

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Dentro ci sono tappeti, fontane per le abluzioni e l'elenco degli orari per le preghiere di tutta la settimana. Però non è una moschea, bensì un'associazione culturale alla quale si accede senza scarpe e se capita si prega pure. Alla fine, dopo due anni di battaglia da parte di residenti e condomini, a Roma è nata un'altra moschea non autorizzata (e siamo arrivati a 40 censite) questa volta a Circonvallazione Gianicolense, con il plauso dei rappresentanti del XII Municipio che domenica pomeriggio hanno anche partecipato all'inaugurazione. La presidente Cristina Maltese, eletta nelle liste del Pd, sentita da Il Tempo ha sottolineato che il locale al civico 223, «non è una moschea ma un centro culturale, che ha anche una stanza attrezzata per la preghiera. La moschea non ha quelle caratteristiche. Nelle occasioni di preghiera loro possono anche pregare, ma in realtà non è una moschea perché la moschea non deve avere una palazzina sopra». Eppure l'associazione culturale islamica «Baitur noor» ha tutti gli allestimenti interni di un luogo di culto.

Il giorno dell'inaugurazione l'assessore alle Politiche culturali e interculturali, Tiziana Capriotti, nonostante il centro «non è una moschea», per partecipare all'evento ha indossato il velo. Il dettaglio ha destato curiosità e indignazione: «Un gesto che riteniamo inaccettabile perché avalla, giustifica e legittima a livello istituzionale il principio della sottomissione della donna rispetto all’uomo nella civiltà islamica - hanno dichiarato Fabrizio Santori, consigliere regionale del Lazio e Marco Giudici, consigliere del Municipio XII di Roma - Principio diametralmente opposto a quello della nostra cultura, in cui non devono farsi distinzioni di genere. Insomma, nella nostra città c’è un’assessore donna che ha compiuto lo stesso gesto del presidente della regione Friuli Debora Serracchiani a Teheran, ma senza aver messo piede in terra straniera. Un gesto di subordinazione gratuita perchè compiuto senza che vi fosse alcuna necessità diplomatica».

A Monteverde la notizia ha sconvolto i residenti, che in passato hanno anche organizzato una raccolta firme per impedire che il luogo di culto vedesse la luce. «Abbiamo paura - hanno detto a Il Tempo chiedendo di restare anonimi - di questi tempi una nuova moschea non è rassicurante. Abbiamo fatto il possibile, ma come potete vedere le nostre preoccupazioni non sono state ascoltate e condivise dalle istituzioni». Le loro proteste, in effetti, non sono servite a nulla e adesso anche questa associazione, gestita da bengalesi, costituita come tutte le altre con la finalità di «promuovere una migliore conoscenza della fede islamica e delle sue credenze», derogando alla normativa urbanistica vigente in tema di destinazione d'uso, sulla carta non risulta un luogo di culto. A marzo dell'anno scorso, proprio Giudici aveva denunciato dichiarazioni «false sulla reale destinazione d'uso dei locali». «La presidente Maltese - spiegò in quella circostanza - non solo non ha voluto dare ai cittadini spiegazioni sui troppi punti oscuri riguardanti il rilascio delle autorizzazioni, gli aspetti urbanistici del locale e i collaudi non effettuati, ma ha permesso che dalla sua maggioranza si scimmiottassero le preoccupazioni fondate dei residenti storpiando la realtà e tenendo nascosta la verità a tutti». Una situazione che si inserisce a piano nelle altre presenti a Roma e nel resto d’Italia e che la presidente Maltese ha però detto di voler «monitorare con rigore».

Nella Capitale le moschee non autorizzate censite sono arrivate a 40. In realtà si sospetta che siano quasi 100 i locali in cui si riuniscono musulmani per pregare. In tutta Italia, invece ne sono state individuate 800. Una galassia che rimane sempre nella penombra e che espone i fedeli e non solo alla mercè di imam, tabligh itineranti e predicatori d’odio, che tentano di inculcare la dottrina fondamentalista. In alcuni di questi centri, infatti, la preghiera è solo una copertura per poter indottrinare alla jihad. E mentre le moschee non autorizzate aumentano, alla Regione Lazio giace la proposta di legge presentata da Fabrizio Santori contro la proliferazione di luoghi di culto abusivi e a Montecitorio il disegno di legge di Daniela Santanchè e Renato Brunetta.

Francesca Musacchio