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IL FUTURO DELL'ITALIA

Lettera a Luposordo Gentiloni

Gentiloni: "Avanti con le riforme del governo Renzi"

Il premier Gentiloni

Caro Gentiloni,
le hanno affidato il compito più ingrato che si possa immaginare per un premier: far rimpiangere il premier precedente e propiziare il suo avvento. A un compito così ingrato possono dir di sì solo tre categorie: i martiri, i fessi, i furbi. Martire perché occorre un’indole al sacrificio per accettare dal premier uscente il compito di intrattenere il pubblico tra il primo e secondo tempo, dimostrando quanto fosse bravo e vivace il sullodato Renzi. Fesso perché solo un gregario ottuso può accettare il fardello di un governo in cui chi lo sostiene lo vuole solo come digestivo e aperitivo a Renzi e chi lo avversa lo considera solo un governicchio elettorale. Furbo perché solo una faina può covare il losco proposito di fingersi santo e servizievole e poi cercare di far le scarpe a chi lo ha messo lì, a Palazzo Chigi, con una specie di #staisereno ritorto ai danni di Renzi. Non so lei, Gentiloni, a quale categoria appartenga e non mi azzardo a collocarla io tra queste. Lo dirà il tempo. Ma la mia impressione che ebbi sin dal giorno in cui l'ho vista diventare premier è che lei appartenga a un’altra categoria: il Lupo Sordo. Al sud dicesi lupo sordo (lup surd) una persona grigia e appartata. Il contrario di un istrione, un protagonista, un leader. Il lupo sordo, nonostante il nome, non ha problemi uditivi, non azzanna le pecore e non è nemmeno la contrazione di sordido, ma è uno che zitto zitto, sotto sotto, solo solo, moscio moscio, si fa gli affari suoi. Rappresentazione speculare del luposordo a sud è la gattamorta, che ne ricalca i tratti in versione femminile, ma non solo. Quando l’ho vista insieme a Mattarella ho pensato: ecco il Binomio proverbiale, il Luposordo e la Gattamorta, con rispetto parlando per i ruoli. Accoppiandosi, i due animali mitologici, così felpati e mosciarelli, come hanno dato alla luce il governo Gentarella, contrazione di Gentiloni e Mattarella, governo d’anticamera per ingannare l’attesa delle urne. L’unica vera discontinuità tra lei e il suo predecessore e mandante è proprio quella: dall’esibizionismo da one man show di Renzi al luposordismo di Gentiloni.

Toni bassi, anzi stile catatonico, sguardo tendente verso il basso, grigiore come messaggio cromatico-politico, sobrietà fino alla trasparenza, lei appare - se appare - l’incarnazione di una lettera anonima, di un pilota automatico, un premier a latere. Dal monocolore renziano all’incolore gentiloniano. La sobrietà è una virtù e lei è una persona garbata e rispettabile, di cui si avverte l’origine nobiliare e non si sospetta la provenienza sessantottarda. A vederla si direbbe un democristiano come Mattarella o un notabile clericale come il suo antenato papalino, Vincenzo Ottorino, quello del Patto famoso. Gentiloni ha ereditato il governo dal padre putativo Renzi e lo stile ipocalorico dalla madre istituzionale Mattarella che si configura nella rappresentazione meridionale della Gattamorta. Dev’essere stato da sala di rianimazione il colloquio in cui Mattarella le dette l’incarico. Un’ora di silenzi, di timidi sguardi, di tacite intese. Occhi di luposordo che incrociano smorfie di gattamorta. Dai cartoni animati di Matteo ai cartoni inanimati del nuovo duetto istituzionale. Luposordo & Gattamorta.
La versione femminile di cui dicevo, la Gatta morta, si presenta mansueta, sorridente e innocua ma anche lei, sotto sotto, si fa gli affari suoi e nasconde dietro l’alone cortese desideri o ambizioni indecenti che non si notano all’apparenza. Vedendo la foto di gruppo del suo gabinetto, alias governo Gentarella, ho avuto la percezione di un governo popolato di Lupisordi & Gattemorte. Ho trovato non poche gattemorte nel governo in carica, alcune portatrici nei loro rispettivi grembi istituzionali di creature morte (un paio di riforme abortite). Non è un giudizio politico, ancora prematuro per il suo governo, ma ancora estetico. Vedremo col tempo se l’apparenza inganna. E se lei si rivelerà martire, fesso o furbo, o altro ancora. Intanto le faccio un augurio che sicuramente non condivide né chi la sostiene in nome di Renzi né chi la vorrebbe sfrattare nel nome del Voto imminente: che il suo governo duri, non faccia rimpiangere il precedente e che ci porti serenamente al voto quando si profilerà uno straccio di alternativa. Come avrà capito, non è un augurio che rivolgo a lei e ai suoi consorti di governo, ma che rivolgo all’Italia e a noi italiani. Che non faccia troppi danni, signor Luposordo, che ci preservi, e che non dico ci salvi dai guai ma almeno non ci comprometta definitivamente. Consegni ancora vivo il paziente a colui che verrà dopo, magari con legittimazione popolare.

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