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IL FUTURO DEL CENTRODESTRA

Silvio Berlusconi, lo chiamavano Trinità

Referendum, Berlusconi in campo: No per far cadere governo

Silvio Berlusconi

Lo chiamavano Trinità. Silvio Berlusconi è diventato leader di lotta, di azienda e di governo. Il primo è per il no al referendum, il secondo è per il sì, il terzo è per l’inciucio con Renzi dopo il voto. Infatti lui dice di votare no, alla sua azienda fa dire sì, poi arriverà la sintesi: se Renzi resta azzoppato dal referendum avrà bisogno di noi per un rimpasto di governo. Silvio vaga da un Matteo all’altro. Mi dispiace parlare così di Berlusconi, aveva acceso molte aspettative nel centro-destra che lui seppe unire e portare alla vittoria; lo abbiamo difeso quando l’establishment gli dava addosso. Ma da tempo ormai è uno e trino, si occupa solo di sé. Prima si identificava con l’Italia, come fa ora Renzi; ora è tornato al commercio.

Nell’intervista che ha dato al Corriere della Sera - che sembra scritta dallo stesso Corriere della Sera, perché non è lui e non sono parole sue - Berlusconi scarica la destra, prende le distanze da Trump e da Salvini, si colloca nel centro moderato, proprio come piace ai titolari del Corsera. In piazza si scopre ancora populista, in salotto si scopre moderato e sfodera Parisi. E finisce col dar ragione ai delfini e amici che lo abbandonarono per restare con Renzi.

Ma dall’altra parte chi c’è? C’è Salvini, c’è Meloni, ci sono forse i governatori del nord. Ma non c’è il centro-destra, non c’è la grande destra; ci sono singoli, anche efficaci leader di partito o di regione ma non riconosciuti come leader di coalizione; soprattutto non c’è un disegno politico e sociale, civile e culturale, non c’è un’alleanza organica, non c’è una classe dirigente né si fa nulla per formarla. Il centrodestra o la destra vince quasi dappertutto ma non in Italia, dove è acefalo e spappolato. Con Berlusconi altalenante, il duo Salvini-Meloni vive di riflesso un’alleanza più che elastica, tiraemolla. Certo, meglio loro che almeno si sa da che parte stanno e sono un po’ più chiari su alcuni temi, dai migranti all’Europa, dalla sovranità alle identità. Ma è assurdo vedere che mezza Italia sta aspettando il centrodestra e i suoi capataz, divisi, sbagliano strada, linea e conducente.

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