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le grandi manovre

Al Quirinale la "guerra" dei consiglieri

Mattarella deve gestire le diverse sensibilità dei suoi assistenti. Il segretario generale Zampetti per il governo del presidente. I "catto-comunisti" tifano per il Pd

Al Quirinale la "guerra" dei consiglieri

Quirinale

Caro direttore,
al Presidente Mattarella non sta andando bene come sperava. I suoi vecchi amici, da Moro ad Andreotti, sapevano che di fronte ad un problema era meglio non muovere nulla perché si sarebbe risolto da solo. E così il Quirinale, complice la temporanea tolleranza dei mercati finanziari e una certa bonomia della stampa, ha lasciato correre per settimane.

Ma più passano i giorni e più aumentano i tormenti del Capo dello Stato, assistito nel suo operato da una squadra di collaboratori in cui convivono più anime. Da un lato, è attivo il potente segretario generale Ugo Zampetti, allievo di Leopoldo Elia, quasi un alter ego, convinto che l’unica soluzione possa essere un governo del Presidente, magari guidato da un suo autorevole amico, l’economista Enrico Giovannini, ex presidente dell'Istat, con accanto ministri come l’ex comandante generale dei Carabinieri Leonardo Gallitelli che occupa, guarda caso, un ufficio al Quirinale.

Dall’altro, la squadra catto-comunista del Colle - sia pure un po' in ombra ma composta da personaggi del calibro di Simone Guerrini, Daniele Cabras, Francesco Saverio Garofani e Giovanni Grasso - opera per un coinvolgimento del Partito Democratico attraverso la mediazione del ministro uscente della Cultura Dario Franceschini.

Mattarella ascolta tutti in religioso silenzio, infastidito però da chi gli vuol tirare la giacchetta e si appresta a dare un incarico al Presidente della Camera Raffaele Fico. Si interroga però su come mai, già prima della sentenza di Palermo, Luigi Di Maio fosse così intransigente nei confronti di Silvio Berlusconi e ritiene ancora comunque più probabile la soluzione Lega-5 Stelle, con l’appoggio del Gruppo Misto e di qualche transfuga di Forza Italia vicino al governatore del la Liguria Giovanni Toti. Il tempo, in questo caso, è tiranno. Mattarella percepisce infatti di non avere ancora sufficientemente il peso per far votare dai grillini e dalla Lega un governo del Presidente e, soprattutto, non vuole perpetuare la triste stagione del suo criticatissimo predecessore, Giorgio Napolitano. Piuttosto meglio tornare alle urne, sta facendo filtrare dai telefoni senza fili tra i Palazzi del Potere. Ma, con questa legge elettorale, l’Europa sarebbe disposta a darci l’ennesima moratoria per le tante scadenze che incombono?

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