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IL RETROSCENA

Papa Francesco "scaricato" pure dalla Caritas

Lo ius soli non attira simpatie in Vaticano. Il problema principale non è l'immigrazione, ma la povertà. Invece il Pontefice tira dritto

Papa Francesco scaricato pure dalla Caritas

Caro direttore,
sullo ius soli, Bergoglio e Gentiloni sono proprio rimasti soli e le loro uscite a favore della cittadinanza per i figli degli immigrati, a ridosso della strage di Barcellona, si sono rivelate un autogoal. Entrambi sono stati messi all'angolo dai loro apparati della comunicazione, che hanno anticipato interventi previsti per momenti successivi. Il Premier deve infatti schivare tutto quello che rischia di far precipitare la situazione verso elezioni anticipate, mentre Francesco, oltre alla solita contrarietà della Curia, si è trovato ad affrontare il silenzio, nuovo ed inaspettato, non soltanto della Caritas italiana ma, soprattutto, di quella internazionale presieduta dal cardinale filippino Luis Antonio Tagle, considerato oggi il suo delfino.

Del resto lo stesso Tagle, recentemente in visita in Libano, è stato contestato proprio per non aver messo l'indigenza al centro dei suoi interventi. Non è comunque un mistero che lo ius soli non attiri simpatie in Vaticano: il più tifoso della materia, monsignor Gian Carlo Perego, da capo della Fondazione cattolica Migrantes è stato spedito a fare il vescovo di Ferrara mentre il capo della Caritas italiana, il cardinale di Agrigento Francesco Montenegro, con giurisdizione anche su Lampedusa, sa bene come il problema principale non sia più l'immigrazione ma la povertà, aumentata fino a raggiungere l'impressionante cifra di oltre 4 milioni. E il grido d'allarme viene anche dal responsabile della sezione romana, Enrico Feroci, che sforna oltre 500 mila pasti l'anno. Insomma, la povertà è tale da risultare nemica delle aperture verso gli immigrati. Ma a chi gli sussurra che sull'immigrazione bisogna andarci piano il Papa rilancia, potenziando il nuovo contestato Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, che addirittura guida ad interim perché ancora non ha trovato un prelato sufficientemente misericordioso per dirigerlo. Il conte Gentiloni sa bene che per durare non deve rilanciare, soprattutto se non vuole fare un regalo grande come Palazzo Chigi a Salvini.

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