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La Roma sfiora l'impresa

Mancò la fortuna, non il valore

Mancò la fortuna, non il valore

Trentaquattro anni dopo la storia si ripete. Sempre nella Coppa dei Campioni che l'evoluzione dei tempi ha trasformato in Champions League, ancora il Liverpool: una maledizione. Ma stavolta fa un po' meno male per come ci è arrivata questa Roma partita a fari spenti contro tutto e tutti, capace di piombare a due passi dal sogno.

In quel 30 maggio 1984, in quell'Olimpico ancora formato post bellico giocò una squadra con i favori del pronostico alle spalle, nell'ultimo atto della massima competizione europea e le ferite di quei rigori sono ancora lì a far male sulla pelle di chi ha un cuore giallorosso a battergli in petto. Oggi è tutta un'altra storia e racconta l'entusiasmo del popolo romanista che ancora una volta ha risposto «presente» nonostante il drammatico 5-2 dell'andata. Ecco, molto probabilmente la squadra di Di Francesco, che ieri sera è uscita a testa alta dall'Olimpico in festa nonostante tutto, ha buttato ad Anfield quel biglietto per Kiev che aveva quasi miracolosamente pescato dal fondo del suo cilindro. Alzi la mano però chi, lo scorso 24 agosto dopo quel sorteggio infame che aveva messo i giallorossi davanti a Chelsea e Atletico Madrid, avrebbe scommesso un euro di essere qui a giocare l'accesso alla finale di Kiev contro il Real. E tutto dopo aver, non solo vinto il girone, ma anche eliminato lo Shakthar prima e i fenomeni del Barcellona poi. Probabilmente il vero miracolo la Roma lo aveva già fatto lì e chiedere a questa squadra, che lascia comunque la Champions come migliore delle italiane, di più sarebbe stato davvero troppo. Perché si può chiudere anche un'altra stagione senza aver vinto nulla, ma farlo dopo aver centrato una semifinale di Champions (e portato a casa cento milioni di euro) e con il pass valido per l'Europa che conta della prossima stagione quasi in tasca, e una serata come quella di ieri sera all'Olimpico, è tutta un'altra cosa.

Ma conta il risultato e questo ha detto chiaramente, che nei centottanta minuti, il Liverpool è stato più forte: parlano i numeri nonostante questo 4-2. La squadra di Klopp eguaglia il record di gol realizzati in una semifinale di Champions e dopo i cinque realizzati ad Anfield ieri sera non si è fermato nonostante un Olimpico che ha fatto registrare il record di incassi della storia del calcio italiano a quota cinque milioni e mezzo di euro.

Il sogno è durato nove minuti. Primo errore giallorosso dopo un avvio tutto romanista e Mané castiga la Roma: 0-1. Ma il gelo dell'Olimpico dura sei minuti perché l'autogol di Milner azzera tutto di nuovo. Il macigno vero, quello che cambia la serata è il colpo di testa in solitaria di Wijnaldum che inchioda, incredibilmente, Alisson per la seconda volta. Sul 2-1 diventa dura, la Roma accusa la botta, continua a provarci, colpisce un palo con El Shaarawy, ma ad ogni ripartenza dei Reds la retroguardia giallorossa rischia. Ne esce un finale da infarto con la Roma che attacca a testa bassa (dentro Under per Pellegrini) e a dirla tutta è anche sfortunata. Va sul 2-2 col gran gol di Dzeko, ma poi il batti e ribatti davanti ai pali di Karius in un modo o nell'altro finisce sempre a favore dei Reds e anche quando c'è un rigore solare (fallo di mano clamoroso di Arnold che salva la porta sulla botta di Under) lo sloveno Skomina dice che va bene così. Palla sul dischetto sul 2-2 con mezz'ora da giocare avrebbe potuto cambiare tutto, o forse no... non lo sapremo mai. L'incredibile doppietta finale firmata Nainggolan che fissa il risultato sul 4-2 non fa che aumentare il rammarico per tutto: per il penalty non concesso, per le tante occasioni sprecate e per quel blackout fatale ad Anfield. La Roma lascia la Champions e con lei ciò che resta dell'Italia, i gufi possono smontare i trespoli sui quali hanno tremato anche ieri sera e arrivederci al prossimo anno. Ora subito il Cagliari per blindare un'altra incredibile avventura.

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