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IL FUTURO DEL CENTRODESTRA

Ultima chance prima dell’oblio

Ultima chance prima dell’oblio

Undicimilionicentoduemilatrecentoventidue. Sono i voti che il centrodestra ha perduto dal 2001 - l’anno della vittoria della coalizione guidata da Silvio Berlusconi - alle Europee del 2014, quando un’alleanza non esisteva più e tutti si andava (come oggi) in ordine sparso. Tredici anni in cui è accaduto di tutto. Dalla Casa delle Libertà, che sotto l’ombrellone berlusconiano raccoglieva tutto, come Lega di Bossi, post missini, socialisti e democristiani, agli scricchiolii 2006. E poi l’uscita di Pierfurby Casini dal gruppone, la fusione di Forza Italia e An nel Pdl, lo strappo di quel genio di Fini, il ritorno a Forza Italia, l’addio di Alfano. Anno dopo anno, un vorticare di scontri, rancori esplosi, attese mortificate di investiture a leader. Risultato: un enorme patrimonio dissipato, come le migliori famiglie che passano il tempo a bisticciare. E neanche dopo il 2014 il cupio dissolvi si è fermato. La situazione odierna è disastrosa e disarmante: Renzi è al governo, i 5 Stelle dimostrano di saper vincere (anche se poi governano coi piedi), il centrodestra dei brontosauri plaude a Parisi quando lo dice Berlusconi, lo pugnala alle spalle non appena il Cavaliere volge lo sguardo altrove. Su quasi tutto le varie anime del centrodestra vanno d’accordo ma poi ognuno va dove lo porta la poltrona. Quella che un tempo era la forza maggioritaria e vincente dello scenario politico è costretta a inseguire, arrancando, con gli elettori che scappano nell’astensionismo o nel voto di protesta come accaduto per la corsa al Campidoglio. Ci rivolgiamo a chi di dovere. Avete intenzione di litigare ancora per molto? A passare da gregari a perdenti d’insuccesso è un attimo. E andando avanti così farete prima del previsto. Perché il popolo di centrodestra non vi sopporta e non vi perdona più.

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