cerca

IL FUTURO DI AMATRICE

Nessuno tocchi Pirozzi

Nessuno tocchi Pirozzi

Il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi

E dagli al sindaco. Se l’indomani è stato il giorno delle zucchero, l’oggi è un distillato al veleno. Il bersaglio dei nuovi sciacalli sembra essere Sergio Pirozzi, primo cittadino di Amatrice. Su di lui si affollano già i distinguo, le prese di distanza, gli immancabili «non poteva non sapere» sui muri crollati o i lavori fallati. Percepiamo, in questo bailamme, un pregiudizio a noi ben noto visto che da anni guardiamo con ribrezzo alla giostra del politicamente corretto. E siccome il rude Pirozzi politicamente corretto non è, giocoforza diventa il sindaco presidenzialista, che fa polemiche, fascista per la felpa del becerume salviniano. Insomma un sindaco poco digeribile al banchetto della retorica sinistra. E dunque, forti anche della risposta maschia data a Il Tempo («sono di destra, non piace? Me ne frego») sul Nostro hanno cominciato ad applicare l’anatema peggiore, quello dell’infamia accostata alla memoria corta, dimenticando la realtà di quella notte maledetta. Proprio grazie alle sue parole, scandite in lacrime al telefono alle prime emittenti poco dopo le 3.36, da evento mal percepito il sisma è diventato dramma nazionalpopolare. Quell’«Amatrice non c’è più!», rimbalzato come un boato nelle case degli italiani, ha fatto maturare la coscienza collettiva (e svegliato la protezione civile) su ciò che realmente stava accadendo. Ma il ricordo di tutto questo già sfuma, evapora, nel bollore del preconcetto ideologico di un Paese abituato a fare i conti con i grigi e genuflessi esecutori di «ordini superiori». Quand’invece, in certi momenti, serve chi conforti i cittadini nel dolore, li aiuti a rialzarsi, a scansare le macerie per ricominciare a sperare. Serve chi batta i pugni sul tavolo. Ebbene sì, serve un capopopolo come il sindaco di Amatrice. Può piacere o no. A noi piace. Nessuno tocchi Pirozzi, chiaro?

Commenti

Condividi le tue opinioni su Il Tempo

Caratteri rimanenti: 1500