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FINE DEI GIOCHI

Dalla Fiaccola al cerino in mano

Dalla Fiaccola al cerino in mano

Fine dei Giochi. Come ampiamente previsto, come anticipato da Il Tempo il 24 agosto e come invocato/ordinato da Beppe Grillo, Virginia Raggi ha detto no alla candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024. Ora si avvieranno i passi formali, ma sul piano politico è stato detto tutto. Riteniamo alcune argomentazioni non prive di fondamento, perché l’ottimismo e la retorica non devono mai travolgere la realtà storica, che parla chiaro: ad ogni evento di portata, in questo Paese si accende l'interruttore del malaffare, degli sprechi e della cattiva gestione.

Tuttavia, come riconosciamo questo, non possiamo parimenti ignorare il balletto a tratti grottesco che si è delineato intorno al nodo Olimpiadi in campagna elettorale, sia sul lato di Virginia Raggi e i suoi accoliti a Cinque Stelle, sia nella controparte del Coni del Presidente Malagò troppo sicuro di sé e della sua artiglieria pesante. Sul piano della Sindaca, nonostante ancora ieri abbia ribadito di non aver mai cambiato idea, sono stati registrati troppi dondolii nel corso del tempo tanto che prima di essere eletta aveva rimandato all’ipotesi di un referendum.

L’aver tirato alla lunga la decisione mentre Beppe Grillo e il Direttorio incalzavano per la pronuncia del no, getta sale sulla ferita della presunta poca autonomia di Virginia Raggi nella sua attività amministrativa. E poi, va bene che la comunicazione è importante, e l’aver fatto attendere Giovanni Malagò per oltre mezz'ora può suscitare una certa suggestione in un elettorato che vede poteri forti ovunque, ma dalle parti del Campidoglio emerge ancora una volta uno stucchevole analfabetismo istituzionale. (...)

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