Come Ileana Tozzi, dirigente scolastico del Circolo Didattico Rieti 1 «Marconi» che ha dichiarato: «Non intendo adeguarmi alla sentenza dei giudici europei, il crocifisso resterà in classe. Sono pronta ad affrontare le eventuali rimostranze dei genitori. Nella mia scuola, il 13 per cento della popolazione è extracomunitaria, in larga parte di credo islamico. I bambini frequentano l'ora di attività alternative e mai nessuno si è sentito turbato dalla presenza del crocifisso. Anzi, con la piena approvazione dei genitori, alcuni di questi alunni hanno partecipato lo scorso anno alla giornata per l'infanzia missionaria e alle attività di didattica museale, condividendone lo spirito formativo». Anche Massimo Casciani, portavoce della Diocesi reatina, è intervenuto sulla vicenda: «La sentenza, emessa da giudici che notoriamente hanno un'esplicita collocazione ideologica, manifestamente contraria alla cultura e alla religione cristiana - spiega Casciani - sembra partire dall'assunto che le religioni sono tutte eguali di fronte alla legge. Ciò è vero, ma è a tutti noto che questo riguarda la dignità delle religioni, la libertà di culto e di proselitismo, ma non si possono trattare situazioni diverse in modo eguale».
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06/11/2009