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14/01/2012, 05:30

Notizie - Lazio nord

Sanità La Commissione ha approvato una serie di emendamenti per favorire terapie, riabilitazione e reinserimento

Arrivano nuovi servizi per i malati di Alzheimer

La Commissione Sanità, presieduta da Alessandra Mandarelli (Lista Polverini) ha esaminato e approvato una serie di emendamenti e subemendamenti alla P.L.

n. 35 del 30 Giugno 2010, concernente il «Piano regionale in favore di soggetti affetti da malattia di Alzheimer ed altre forme di demenza». I provvedimenti salienti approvati riguardano: l'istituzione dei reparti di degenza Alzheimer extra-ospedalieri (art. 10), per favorire la riabilitazione dei pazienti e il reinserimento in famiglia, ritardando così il ricovero permanente; i nuclei Alzheimer (art. 11), istituiti nelle Rsa, per la fase avanzata e grave della patologia; il registro regionale Alzheimer e altre forme di demenza (art. 12), per la raccolta dei dati anagrafici e sanitari dei pazienti con finalità di ricerca scientifica, controllo e valutazione dell'assistenza; la programmazione di un contributo alle famiglie dei malati in cura domiciliare ed alle Associazioni di volontariato per sostenerne progetti ed iniziative; la previsione di corsi di formazione professionale volti all'assistenza domiciliare. Grazie a una serie di subemendamenti di Pier Ernesto Irmici (Pdl), il provvedimento conterrà anche il nome di Gaetano Perusini, il neurologo italiano, collaboratore di Alois Alzheimer, che contribuì al definitivo inquadramento nosologico di quella demenza senile nota come morbo di Alzheimer. Secondo i dati del Censis sono 70.000 i casi stimati nella regione. Altrettante le famiglie in difficoltà, visto che la famiglia è il cardine dell'assistenza e la seconda vittima di questa malattia è il caregiver (la persona che assiste l'ammalato). L'identikit del caregiver fornito dal Censis è nel 76% dei casi donna, casalinga o pensionata, che assiste il malato per una media di 13 ore al giorno e solo il 12% chiede l'istituzionalizzazione, vale a dire il ricovero del paziente in una struttura. Rispetto ai dati Censis del 2000, sono diminuite le ore di assistenza, che sette anni prima erano 17 al giorno e anche le richieste di istituzionalizzazione che erano il 40% questo perché è intervenuto il fenomeno delle badanti. Si apre dunque il problema di un'assistenza non qualificata. Bisogna evitare l'ospedalizzazione del malato, con la formazione di volontari per un'assistenza domiciliare specifica, con una rete che metta al centro la persona. Mar. Sta.

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14/01/2012










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