I maggiori problemi ci vengono illustrati dall'Associazione club amici del cuore nella figura del presidente Roberto Di Carlo, cardiopatico per il quale una visita specialistica sotto sforzo gli è stata fissata a dicembre 2012, tra un anno. «Le liste di attesa sono molto lunghe - spiega Di Carlo - e spesso con strutture molto distanti. Per un eco doppler ci vogliono sette mesi, per le ricerche oncologiche anche un anno. Il pronto soccorso ha una media di attesa oltre le cinque ore ed in alcuni casi si arriva anche a dieci ore. Spesso capita che persone affette da gravi casi, vengano messe in attesa su una barella per ore. Alcuni reparti funzionano bene, altri meno, quali otorino che negli ultimi tempi ha subiti un drastico calo. Quello che chiediamo e' di migliorare i reparti ben avviati, quali cardiologia che va molto bene, ma carente di personale, ed altri». La nostra impressione è che si cerca di declassare gli ospedali, con tutti i rischi ai quali sono esposte le persone con malattia gravi quali problemi vascolari. C'è il sentore che il De Lellis venga declassato con accorpamento di reparti e diminuzione del personale. Circa 260 i precari della sanità reatina, i quali giocano un ruolo fondamentale nei reparti. Sembra una manovra per favorire la sanità privata». Antonio Ferraro responsabile Cittadinanzattiva espone le soluzioni: «L'assistenza domiciliare e' la stessa di sedici anni fa e logicamente non in grado di far fronte a tutte le esigenze. Bisogna partire dalla prevenzione, facendo una mappa del territorio e delle malattie. La paura è quella che la situazione anziché migliorare tenda a peggiorare. Come stanno andando oggi le cose, la prevenzione ed il tempestivo intervento porterebbero un notevole risparmio economico. Spesso i pazienti non ricevono diagnosi e cure adatte ed i familiari non sanno come comportarsi in questi casi basta rivolgersi alle nostre associazioni per ricevere consigli ed aiuti. Ci sono delle soluzioni che potrebbero essere applicate per risolvere alcune lacune. Per quanto riguarda le liste di attesa basterebbe applicare l'appropriatezza prescrittiva, cioè fare presto e bene per avere delle diagnosi corrette e evitare di fare molte altre analisi spesso inutili e per questo devono fare la loro parte anche i medici di famiglia. Per il pronto soccorso basterebbe copiare quello che fanno a Terni, ovvero un medico che immediatamente prende in carico il paziente e fa una diagnosi accurata e precisa, in questo modo si eliminerebbero le diagnosi sbagliate e le persone gravi non restano ore e ore su una barella in corridoio abbandonati a se stessi. Per quanto riguarda i reparti molti problemi sono legati alla chiusura degli ospedali di Magliano e Amatrice che hanno causato la mancanza di posti letto, si può ovviare con l'assistenza domiciliare. Noi vogliamo il potenziamento per tutte quelle attività che vedono l'ospedale in prima linea. Chiudere gli ospedali reatini non è certo una buona idea». Ma quante persone si rivolgono al tribunale del malato per vedere applicati i loro diritti. Ce ne parla Carmelina Iraggi, coordinatore Tribunale del malato: «Ultimamente poca gente si rivolge a noi. Stiamo facendo un questionario sul gradimento del trattamento ospedaliero da parte dei pazienti, dobbiamo ancora finire di valutare le risposte, ma fin'ora le lamentele riguardano il rapporto tra personale e malato e soprattutto le scortesie di alcuni infermieri».
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14/01/2012