Il pensionato si era assentato qualche giorno per passare il Natale con figli e nipoti a Roma. Al ritorno ha trovato la casa bruciata. Al centro del grave atto intimidatorio, Mauro Vecchi, 70enne, ex dirigente Eni, da circa sette anni residente a Orte. Nella notte tra il 27 e il 28 dicembre, ignoti si sarebbero introdotti nel casale di campagna dove vive e nella sua camera da letto, situata al secondo piano dell'abitazione, hanno incendiato il materasso lasciando aperta una bombola del gas con la chiara intenzione di far esplodere la casa. «L'esplosione, fortunatamente, non è avvenuta soltanto perché l'ossigeno era finito. Per questo l'incendio non ha avuto modo di propagarsi – spiega l'avvocato Salvatore Sciullo che assiste l'ex funzionario - Altrimenti, le conseguenze sarebbero state ben più gravi. Il tetto del casolare è interamente di legno, come del resto i solai. Se le fiamme ci fossero arrivate, a quest'ora l'abitazione sarebbe rasa al suolo». L'avvocato è convinto che chi è entrato all'interno del casolare conoscesse bene la casa perché ha evitato tutto il percorso coperto dall'allarme entrando da una finestra posta sull'altro lato della casa. Per il legale non c'è alcun dubbio che chiunque abbia agito voleva colpire e spaventare Vecchi tanto è vero che chi ha appiccato il fuoco ha lasciato sul davanzale della finestra della sua camera da letto due lumini da cimitero. Chi è entrato nel casolare ha persino chiuso i due cancelli di accesso all'abitazione con delle catene, con l'intenzione, probabilmente, di bloccare ogni via di fuga e rallentare i soccorsi. Vecchi ha appreso la notizia dell'incendio la mattina del 28 dicembre, da una telefonata da parte di conoscenti. Una volta arrivato ad Orte si è recato presso la sua abitazione in compagnia dei carabinieri. Prima di entrare in casa, ha dovuto segare le catene messe sui cancelli. Una volta entrato, già dall'ingresso ha percepito l'odore di fumo, notando la finestra del soggiorno rotta e forzata. Al piano superiore, dove ci sono le camere da letto, ha trovato la porta di una delle camere divelta, con lo scopo, forse, di alimentare l'incendio tra un piano e l'altro. «Già tra il primo e il secondo piano si percepiva un forte odore di fumo – si legge nella denuncia sporta dall'uomo - e le pareti erano diventate completamente grigie a causa del fumo e delle fiamme». Nella sua camera da letto ha trovato una bombola di gas aperta e il letto con il relativo materasso bruciati. Dopo aver effettuato un controllo in tutta la casa, Vecchi ha fatto presente ai carabinieri che non mancava nulla e non c'era stato alcun tentativo di furto. Proprio per questo l'ex dirigente Eni sostiene che si tratti di un chiaro atto intimidatorio. Episodi simili sarebbero accaduti nel 2005 e nel 2006. La Procura ha aperto un'inchiesta coordinata dal pm Renzo Petroselli. Mercoledì mattina l'avvocato Sciullo ha richiesto al Procuratore Capo di Viterbo, Alberto Pazienti, in un'apposita istanza, un intervento mirato a un controllo costante e continuo dei luoghi, da parte delle Forze dell'Ordine, volto alla tutela del suo assistito e della sua famiglia, «soprattutto per evitare – spiega l'avvocato - che, in futuro, possa accadere a Vecchi qualcosa di ancora più grave. La situazione è davvero allarmante. Non è la prima intimidazione che riceve. Da almeno sei anni, per lui non c'è pace. Il 2 novembre 2009 in coincidenza con la festa dei defunti, il cimitero di Orte fu tappezzato di scritte contro l'ex dirigente e i suoi familiari. Un'altra volta, ignoti gli tagliarono a metà i tronchi di un centinaio di alberi da frutta all'interno della sua proprietà ».
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06/01/2012