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27/07/2010, 05:30

Notizie - Lazio nord

Il delitto di LeonessaIl pm Francia ha chiesto di trattenere in carcere l’assicuratore che ha ucciso il suo agente superiore Pennetti, confermato l’arresto Oggi il gip firma. Ha ribadito tutto, rischia l’ergastolo

Emanuele Faraone Una lunghissima udienza di convalida ieri per il 30enne assicuratore Flavio Pennetti, reo confesso dell'assassinio del suo agente, il 60enne Massimo Carpifave ucciso a colpi di mazza da baseball lungo la strada provinciale del Fuscello che da Leonessa conduce a Rieti (nella foto agenti sul luogo del delitto).

Il giovane rimane in cella nella casa circondariale reatina. Ieri nel carcere di Vazia, davanti al giudice delle indagini preliminari De Amicis - che si è riservata rinviando ad oggi la convalida del fermo – Pennetti ha di fatto confermato di nuovo la prima versione dei fatti precedentemente esposta nella giornata di sabato quando, assistito dall'avvocato d'ufficio Gioia Sambuco, davanti al magistrato di turno aveva confessato di aver ucciso il proprio titolare addebitandosi anche la circostanza dell'occultamento del cadavere. Da Roma i genitori del ragazzo hanno poi nominato come proprio legale di fiducia l'avvocato Danilo Laurenti del foro di Roma il quale, ieri, ha assistito il giovane nel corso dell'udienza di convalida in carcere. Il pm Lorenzo Francia ha richiesto la convalida del fermo con la misura di custodia cautelare in carcere. Il giovane dipendente dell'agenzia romana Assirisk - di cui la vittima era titolare – è accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere. In riferimento al solo reato di omicidio volontario rischia l'ergastolo e comunque una pena non inferiore ai 21 anni di carcere. Anche la versione fornita ieri dal 30enne non si è discostata da quanto precedentemente dichiarato nella giornata di sabato quando egli stesso aveva indicato agli agenti della Squadra mobile di Rieti dove trovare il cadavere di Massimo Carpifave. I due colleghi di lavoro si erano recati insieme con l'auto di Pennetti a Leonessa per concludere un affare, ma nel pomeriggio, durante il ritorno, tra i due sarebbe divampata una violenta discussione che avrebbe spinto Pennetti, timoroso di poter perdere il lavoro, a colpire violentemente e ripetutamente la sua vittima con una mazza da baseball, fino ad ucciderla. Il giovane subagente, dopo essersi disfatto dell'arma del delitto, gettata nei boschi, ha poi ripreso il viaggio e, durante il cammino, si e è liberato anche di altri oggetti appartenuti all'agente. Grazie poi al tracciato telefonico dello scomparso è stato possibile ristringere il cerchio delle indagini su precedente segnalazione della moglie che aveva allertato la polizia del commissariato Tor Carbone non avendo più notizie del marito.

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27/07/2010










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