Roberto Bressone Svolta decisiva nella vicenda giudiziaria sulla maxi diffamazione via internet dello stabilimento Inalca di Rieti: la Procura ha infatti disposto l'oscuramento di siti internet, forum e blog che invitavano a boicottare i prodotti del gruppo Cremonini, leader nella produzione alimentare di carni in scatola. Provvedimento arrivato dopo un'articolata attività investigativa della Polizia postale di Rieti e al termine di un biennio di lunghe indagini che hanno anche coinvolto le autorità sanitarie della Comunità Europea e al termine delle quali è stata accertata la perfetta integrità dei prodotti Inalca. Tutto a confermare la tesi della totale estraneità - da sempre sostenuta dall'azienda e dall'avvocato difensore Pietro Carotti - rispetto alle calunnie circolate a catena via e-mail, sulla presunta commercializzazione da parte dell'Inalca di prodotti avariati oppure riciclati in Paesi meno attenti alle normative sanitarie. «Si è trattato di una squallida e ingiustificata persecuzione mediatica altamente lesiva per l'immagine del Gruppo – precisa l'avvocato Carotti – proseguita nonostante le due richieste di archiviazione arrivate nel maggio del 2007 da parte delle Procure di Roma e Rieti». Tutto in verità aveva preso il via il 13 novembre del 2005 a seguito della trasmissione televisiva di RaiTre, «Report» che aveva diffuso notizie tali da suscitare dubbi circa la correttezza dell'operato della società Inalca e delle sue ditte controllate, nonché sulla salubrità dei propri prodotti. Da qui l'avvio di due procedimenti giudiziari e uno amministrativo a suon di analisi, informative, indagini, rilievi e campionamenti delle carni Inalca risultate tutte perfettamente integre tanto da portare l'inchiesta all'immediata archiviazione nel maggio del 2007 non senza però aver prima arrecato un grave danno d'immagine, creato infondato ed immotivato allarme nonché pesanti ricadute sull'immagine dei marchi e sull'andamento dei titoli azionari. Nonostante tutto però, nelle caselle postali elettroniche di tutta Italia, continuavano ad arrivare pesanti e-mail diffamatorie che invitavano al boicottaggio del Gruppo tanto da costringere l'azienda a conferire mandato legale nel settembre 2008 per autotulelarsi. Ora è in fase di esecuzione l'oscuramente di oltre 30 siti internet italiani e stranieri con le porte del tribunale di Rieti che si spalancano ad una serrata battaglia processuale contro le centinaia di persone che, senza cognizione di causa, hanno inviato le e-mail diffamatorie. In sede civile, ora che si attende il rinvio a giudizio, verrà inoltre valutata la richiesta di risarcimento dei danni.
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12/09/2009