Eliana Di Lorenzo L'ospedale De Lellis ed i suoi problemi. Le aspettative e il futuro del nosocomio reatino in un continuo tira e molla tra chiusure e riordini con il sogno spesso infranto di assicurare un servizio soddisfacente agli utenti. Ne abbiamo parlato con il direttore sanitario Pietro Manzi. Ne è venuto fuori uno spaccato esaustivo del nostro nosocomio, tra difficoltà ed eccellenze. Cominciamo con il pronto soccorso. Tempi d'attesa lunghissimi. Come la mettiamo? «Effettivamente le difficoltà ci sono eccome, e sono legate al fatto che ben tre medici hanno lasciato il nostro pronto soccorso negli ultimi tempi. Facendo emergere evidenti ritardi nel sistema. Il piano di reintegro del personale, che dipende sempre da direttive regionali, comincia però a dare i primi frutti. Su nostro sollecito il 13 di settembre prenderà servizio il primo medico, e per ottobre dovremmo integrare anche le altre due risorse». Un passo avanti sicuramente, ma restano ancora i tempi biblici delle liste d'attesa per le visite specialistiche. Ci da qualche dato ? «Innanzi tutto dobbiamo dire che i tempi d'attesa dipendono dalle visite specialistiche che l'utente fa. Per alcuni accertamenti non c'è lista, si prenota e si fa subito la visita, per esempio per una emogas. Dai dati Recup fino a giugno 2009 si evince che per una visita cardiologica si aspettano 77 giorni in media, per un Elettrocardiogramma abbiamo l'accesso diretto, ma si aspettano 198 giorni per una visita al colon, 228 per una Moc e 163 per un Bred Test». Attese da non sottovalutare, per chi, malato, ha bisogno di sapere di che soffre. Possibile che non si riesca a fare meglio? «Si può sicuramente far meglio. Per alleggerire la situazione abbiamo incrementato il personale Sumai, ma non basta, abbiamo bisogno di altri specialisti di ambulatorio, per poter far fronte alle esigenze. Li abbiamo prontamente richiesti in Regione, e la nostra richiesta è ferma li». Parlando di Pisana viene in mente il piano di rientro targato Morlacco, per il momento accantonato. «Per il momento appunto. Prima o poi i conti si dovranno fare. L'unica cosa che abbiamo sempre chiesto è quella di essere equi nel ridimensionare, senza togliere ad un territorio l'unico accesso alla sanità. Continueremo a farlo». Le associazioni che ruotano intorno al mondo del volontariato ospedaliero continuano a parlare di analisi specifiche sulle malattie di cui soffrono i reatini per poi poter pensare di razionalizzare i costi. È fattibile una cosa del genere? «Sì. Si può fare. Ma molto spesso tra Asl e pisana si instaura un dialogo tra sordi». Tanto per concludere, parliamo di influenza A. «Casi gonfiati dai media, non c'è nulla da temere, siamo pronti per affrontare l'emergenza. L'abbiamo già detto più volte». Dottore, se stesse male si farebbe curare al De Lellis? «Sì. Senz'altro. Speriamo di star bene però».
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10/09/2009