Paolo Di Lorenzo Vince Fabio Melilli, perde il centrosinistra. E nel crollo dei votanti l'Udc è il vero ago della bilancia. Se dovessimo riassumere tutto su un rigo potremmo scrivere così. E già, perché il risultato del primo turno ha visto naufragare l'intera giunta Melilli (44%), partiti annessi, fatta eccezione per Giuseppe Rinaldi nella sua roccaforte Poggio Mirteto-Montopoli. Mentre il centrodestra, con le liste e tanti uomini e donne in campo, ha saputo trascinare il suo candidato-presidente più in alto di tutti, al 45%. Al ballottaggio la musica è cambiata. Melilli ha battuto Costini. Ben oltre l'aiutino dell'Udc e di Calabrese. Lo ha fatto "profanando" i collegi sicuri del vecchio asse An-Forza Italia. Rieti città, Cittaducale, Antrodoco, il Cicolano, hanno consegnato la riconferma al presidente uscente, palesando delle crepe politiche che ora meritano un approfondimento nelle sedi opportune. Ci riferiamo, naturalmente, al Popolo della libertà, questo «gigante» che in Sabina sa vincere a fasi alterne. Guai a perdersi in una pericolosa resa dei conti, però il chiarimento serve perché il Pdl provinciale ha gettato al vento un'occasione storica. Dopo aver arruolato fior di assessori pescati sulla sponda opposta e la certezza di avere la vittoria in tasca, è come se alcuni dirigenti e assessori del centro-destra si fossero "sbragati". Partito e coalizione con troppi personalismi e poco spirito di squadra. Servirebbero più dibattiti, direttivi di federazione, giunte partecipate con regole certe e meno cavallette. La sconfitta, tuttavia, potrebbe essere maturata anche per un altro motivo. Si vocifera che qualche colonnello del Pdl non abbia remato abbastanza per traghettare la nave in porto, per le solite scaramucce sulla scelta del candidato-presidente. Solo così avrebbero un senso le percentuali di certi Comuni. Altrimenti diventerebbe inspiegabile l'incredibile vittoria di Iannarilli (Pdl) nella roccaforte di Frosinone. In Ciociaria la sfida era ancora più difficile. Eppure lì, il Pd con Rifondazione, i Verdi, l'Udc e le liste civiche hanno capitolato rovinosamente. Melilli, dunque, ha più di un motivo per esultare. Ha vinto oltre la sua coalizione. Nonostante il centrodestra con il vento in poppa. Ma adesso non sarà facile. Sarà più difficile di prima mettere d'accordo i tanti galletti che beccano nel suo pollaio. Faccia come Matteo Renzi a Firenze. Ne ha le carte e i numeri. Lo faccia per il bene del territorio.
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24/06/2009