Paolo Di Lorenzo Il giorno della verità. Questa sera sapremo se la Provincia di Rieti avrà un nuovo presidente nella persona di Felice Costini (centrodestra) o se tutto resterà invariato con l'uscente Fabio Melilli (centrosinistra). Di sicuro dei 132 mila aventi diritto della Sabina, in migliaia hanno deciso di disertare le urne. Almeno sinora. Stanchezza? Delusione? È presto per dirlo. Si potrà votare sino alle 15 di oggi e quindi ogni bilancio sull'affluenza è quanto meno prematuro. Ieri alle 19 i numeri parlavano del 25,29% per il ballottaggio e del 21,38% per i referendum, segno di una valutazione comunque distinta tra le due battaglie politiche. E il quorum? Decisamente a rischio. Ricomincia la sfida infinita. In teoria sono più di cinquanta milioni gli italiani che hanno il diritto di andare alle urne. In pratica solo una parte di questo esercito ha deciso di votare un referendum sul quale molti partiti hanno da tempo condotto una strenua battaglia in nome dell'astensionismo. Il meteo, in compenso, ha dato una mano. Tuttavia la battaglia politica è apertissima e, come sempre ad ogni appuntamento referendario, fatta di partiti trasversali che si affrontano spesso dimenticando la loro appartenenza. Così può capitare che Di Pietro sia per il no dopo aver raccolto le firme per il referendum; Fini per il sì mentre parte del Pdl e Lega abbiano consigliato di non ritirare le schede. Mari o monti, poco conta. L'obiettivo è impedire che si arrivi al 50,1% dei votanti perché in quel caso la consultazione, indipendentemente da chi vincerà nel merito dei quesiti, finirà rigorosamente nel cestino, come la legge prevede. Ad aumentare l'incertezza la possibilità che il quorum si raggiunga, però, per effetto della decisione di agganciare il referendum alle schede dei ballottaggi di sindaci e presidenti provinciali. «Occorre insomma - sottolineava il ministro leghista Maroni - che l'elettore sappia di avere anche la possibilità di rifiutare il voto referendario, accettando invece di esprimersi su sindaci o presidenti di Provincia. Chi lo vorrà, dovrà solo rifiutarsi di ritirare la scheda referendaria dalle mani del presidente di seggio: così risulterà regolarmente adempiuto il diritto-dovere verso la pubblica amministrazione evitando di sbilanciarsi sul resto». Ma cosa regola nella fattispecie questa consultazione? I quesiti del referendum sono sostanzialmente due anche se l'elettore riceverà tre schede: due quesiti sono infatti la stessa cosa e la duplicità si spiega perché uno riguarda la Camera e l'altra il Senato. Scheda viola e scheda beige, rispettivamente, ma identica materia: premio di maggioranza alla lista (e non alla coalizione) più votata. Ne consegue che verrebbero penalizzati i gruppi più piccoli (la percentuale di sbarramento diventerà del 4% alla Camera e dell'8% a Palazzo Madama). Scheda verde invece per decidere se togliere ai politici la possibilità di presentare la propria candidatura in più di un collegio. Il quesito si rivolge ai leader che si presentano in varie zone d'Italia pur sapendo di doverne poi scegliere una sola.
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22/06/2009