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Si chiude con la formula piena di assoluzione il processo ai responsabili della struttura di Colle Arpea

Quel canile non era un lager, tutti assolti

Testimoni Tutte le accuse sono state smontate dalle dichiarazioni dei veterinari della Asl

Roberto Bressone Maltrattamenti e uccisione ingiustificata di animali nel canile-lager di Colle Arpea: tutti assolti con formula piena. Sentenza di assoluzione pronunciata ieri dal giudice Cristina Sciponi «perché il fatto non sussite» nei confronti degli imputati Pierluigi Angeloni (ex direttore sanitario), Fabio Piscicchia (gestore) e Leonardo Bordi (rappresentante legale). Crolla così un castello accusatorio che aveva visto la costituzione di parte civile di numerose associazioni ambientaliste, addirittura anche una tedesca. Un dibattimento che prese il via dalla mancata archiviazione da parte del gip - e richiesta dalla procura nel 2006 - di una prima inchiesta condotta nei confronti dei tre imputati, accusati di falso e maltrattamento di animali in seguito a un'indagine condotta dalla Forestale di Roma e dalla Polizia municipale di Rieti. Il Gip Venturini non accolse le conclusioni del Pm Picuti per il quale il terzetto andava processato solo per gli abusi edilizi realizzati nella costruzione del canile, ma impose alla procura di formulare l'imputazione coatta per i soli maltrattamenti mentre prosciolse Bordi, Angeloni e Piscicchia (difesi dagli avvocati Attilio Ferri, Francesco Inches e Marco Arcangeli) dal reato di falso ideologico. Il processo si è incentrato limitatamente a quanto accadde nel settembre 2005, periodo in cui furono ritrovati cani rinchiusi in gabbie sovraffollate, in condizioni igieniche precarie, e furono rinvenute alcune carcasse di animali sotterrate. Secondo un dipendente, la morte dei cani era stata causata da iniezioni letali praticate da Angeloni. Secondo il capo di imputazione, le bestie sarebbero state anche seviziate e mal nutrite. A smentire le accuse c'erano state poi le relazioni dei veterinari dell'Asl e di quello del canile. Ieri la sentenza che ha restituito serenità agli imputati trovando grande soddisfazione da parte del pool difensivo reatino. Addirittura l'avvocato Inches aveva anche avanzato richiesta di condanna delle parti civili al rimborso delle spese legali e risarcimento danni nei confronti del proprio assistito. Anche il pm Boccacci aveva fatto richiesta di assoluzione.

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24/04/2009










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