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L'ultimo abbraccio della città a Luca Lacrime e dolore nella chiesa gremita

Rieti Ieri i funerali dello studente ucciso dal terremoto padre di una bimba di 7 mesi Abbassate serrande di bar e negozi. Lo strazio dei genitori, dei parenti e degli amici

Luca Francescangeli Silenzio e lacrime hanno accolto l'arrivo della bara di Luca Lunari nella cattedrale di Santa Maria. Dopo Michela Rossi e Valentina Orlandi, ieri è stato il giorno dell'addio al giovane studente morto a causa del terremoto che ha sconvolto L'Aquila. È stata una cerimonia commovente e irreale, quasi come se tutti trattenessero il fiato, increduli che il terremoto potesse davvero aver stroncato un ragazzo di appena vent'anni e pieno di vita. Luca era uno studente appassionato, amava l'ingegneria informatica e si trovava all'Aquila, in quella maledetta Casa dello Studente, proprio perché lunedì avrebbe dovuto sostenere un esame. Luca aveva compiuto vent'anni a marzo, ma era già padre di una bambina, Marta di sette mesi, avuta dalla sua compagna Giada, appena diciasettenne. Nell'enorme folla che ha riempito prima il sagrato e poi le navate e la strada, fatta di popolo e autorità, c'erano gli amici di Luca. Tanti, tantissimi ragazzi, compagni di scuola, d'università e semplici conoscenti. Rieti è una città piccola e qui il dolore di pochi può diventare il dolore di tutti. Ieri alle undici in punto, al passaggio del corteo funebre, le serrande dei negozi che affacciano su piazza Vittorio Emanuele II, si sono abbassate e sono rimaste giù fino a quando Luca non è ripartito, tra gli applausi, verso la sepoltura nel cimitero comunale di Rieti. La cerimonia è stata semplice, anche perché il Venerdì Santo non permette la celebrazione di funzioni religiose vere e proprie, con papà Roberto, mamma Rosa e le sorelle Valeria e Valentina in prima fila. Distrutti dal dolore e da giorni di ricerche angosciose, ma composti e dignitosi fino in fondo. È stato don Giuseppe, il parroco di Villa Reatina, il quartiere di Luca e della sua famiglia, ad avere la responsabilità dell'ultimo saluto. Don Giuseppe ha subito detto di «non avere risposte che giustifichino queste tragedie», ma ha anche esortato la famiglia e gli amici di Luca «a tornare a vivere, perché nella vita non bisogna mai arrendersi». «Cercate di fare come i genitori dei bambini di San Giuliano di Puglia – ha continuato il parroco – che dopo il dolore hanno saputo trovare la forza di voltare pagina». Alla fine della cerimonia, gli amici hanno ricordato Luca con una poesia e con la canzone «Candle in the wind» di Elton John. Una candela nel vento. Fragile e finita troppo presto. Come la vita di Luca.

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11/04/2009










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