La prossima settimana la direzione provinciale sarà chiamata a decidere in merito all'alleanza in Provincia». Non è un mistero che la direzione provinciale del Pd voglia spostare l'asse della coalizione verso il centro moderato. Un riposizionamento consentito e cercato proprio tramite l'alleanza con l'Udc. Ma sembra altrettanto fondata l'esistenza di non pochi malumori tra alcuni consiglieri provinciali di maggioranza per questa inaspettata «virata» in corso di mandato. Trovare una sintesi tra due posizioni così distanti e così convinte, sarà impresa ardua. E né l'una né l'altra parte sembrano intenzionate a ripensarci. Non lo farà il segretario Allegrini che, operando una distinzione sui ruoli e sulle competenze di amministratori e dirigenti di partito, ha già implicitamente stabilito chi dovrà avere l'ultima parola in questa questione. Ma non lo faranno nemmeno quei consiglieri provinciali decisi a finire il mandato con l'attuale maggioranza, forti dell'evidenza che essa c'è, finché c'è il loro voto. Il gruppo che sta cercando di fare resistenza a quelle che potrebbero essere delle indicazioni di partito non condivise, sarebbe anche abbastanza folto e tutto motivato. Oltre a quelle che sono le aspirazioni personali, c'è per questi consiglieri la volontà di tutelare il presidente Mazzoli da una nuova maggioranza, che non è quella con cui ha vinto le elezioni e governato finora. Lo stesso Mazzoli, a cui Rifondazione Comunista ha riconosciuto le capacità politiche di tenuta della maggioranza, ora sembra più sicuro delle sue posizioni. Forse più che un ingresso dell'Udc, Mazzoli avrebbe preferito un semplice rimpasto interno all'attuale coalizione, di cui avrebbe voluto probabilmente solo cambiare gli incastri, ma non le parti componenti. Se così fosse il presidente avrebbe già ottenuto un punto a suo favore, dato che il trascorrere del tempo senza essere arrivati ad alcun accordo, potrebbe aver sfilacciato la pazienza, e con essa la disponibilità, dell'Udc ad entrare in maggioranza.
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04/01/2009