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Il bilancio del 2008 non lascia certo soddisfatti

Anno non esaltante, solo nove vittorie e una squadra fragile

Roberto Di Loreto
Un anno sintetizza due stagioni. O, meglio, una parte di una stagione e una parte dell'altra. Globalmente, l'idea di base c'è. Ovvero, i numeri non danno ragione alla Solsonica in entrambi i casi. Ventinove partite giocate, venti sconfitte e solo nove vittorie.

Di queste nove vittorie, tre hanno caratterizzato la stagione in corso e sei quella chiusa a ridosso di un playoff a tratti sfiorato ma mai agganciato veramente.
Insomma, un ruolino di marcia ben inferiore a quello che la Nsb era riuscita a mettere in atto nell'anno precedente, quando la squadra costruita sull'asse Finley-Sow aveva fatto sognare nella prima parte della stagione del ritorno nella massima serie.Proprio la partenza del forte senegalese ha rappresentato, a ben vedere, il primo tassello di un percorso in discesa sfociato nelle difficoltà che oggi la squadra sta vivendo sia sul piano sportivo che su quello strettamente societario. Una partenza dolorosa, considerato che il pivot era entrato nelle grazie di buona parte della tifoseria, facendo per certi versi rivivere il mito di Willie Sojourner che, da solo, era stato in grado di far crescere in maniera esponenziale l'entusiasmo dei reatini.
Dopo Sow, per certi versi, il vuoto. Nel senso che la squadra, per tutto il girone di ritorno della stagione 2007-2008, ha solo lasciato intravedere il bel gioco e la sostanza messa in mostra nella prima parte del torneo. Qualche acuto (la vittoria di Biella con il roster decimato) e poco più, con un globale 6 su 17 tutt'altro che onerevole. Da salvare, oltre alla meritata e mai in discussione salvezza, la grande stagione di Morris Finley, pezzo pregiato del mercato successivo e la capacità di non disunirsi nella seconda parte del girone di ritorno. Di contro, la sensazione che la squadra, soprattutto quella costruita inizialmente, avrebbe potuto fare di più.
La nuova stagione si è aperta con le grida, rimaste inascoltate, di Gaetano Papalia, ancora oggi solo nel tentativo di far quadrare i conti. Il campo ha raccontato di una squadra coriacea ma, al tempo stesso, fragile, ovvero incapace di raccogliere per quanto mostrato, anche a causa di più di qualche errore commesso in estate nella costruzione di una squadra che oggi paga a caro prezzo la scelta errata (e frettolosa) di Wilmont, la conferma di un Ingles inutilizzabile e quella di uno Yango mai utile alla causa.

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02/01/2009










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