Il promotore infedele, noto i città, operava per nome e per conto di un istituto bancario, lo stesso dove la coppia custodiva i propri risparmi poi prelevati e messi nelle mani del professionista. Quando poi, bisognosi di liquidità, hanno chiesto indietro parte dei loro soldi, del promotore nessuna traccia, anzi, risultava licenziato dalla banca e indagato. Da qui l'azione legale che ha coinvolto anche la banca di riferimento (che ha tentato di «aggirare» la condanna presentandosi come pate civile contro l'ex dipendente) sul presupposto di una responsabilità oggettiva, nonostante l'istituto respingesse ogni responsabilità. Il collegio, accogliendo la tesi dell'avvocato Vella, ha riconosciuto alla coppia il diritto a vedersi restituire integralmente dalla banca, in solido con il promotore, le somme consegnate per gli investimenti mai eseguiti nonché un risarcimento per i mancati guadagni promessi e anche un quantum per i danni morali. Insomma le banche devono garantire per i propri clienti e tenerli a bada da possibili comportamenti illegittimi dei propri promotori.Rob. Bre.
Vai alla homepage
30/11/2008