In un'aula «Pucci» gremita, davanti al suo collega capitolino è stato Moscherini ad aprire le danze, definendo l'area metropolitana vasta «un mostro che mi fa paura, che richiama alla mente il romanzo orwelliano 1984 dove nella finzione di dare il potere a molti, lo si mantiene saldo nelle mani di uno solo». Allora «Roma Capitale deve sostanzialmente essere l'attuale Comune, mentre i centri della sua Provincia debbono riunirsi in Comunità, come stiamo facendo a Civitavecchia con i quattro comuni a noi più vicini, discutendo insieme di servizi e nel nostro caso di rivendicazioni territoriali, ad esempio con Enel. In questo specifico ruolo le Province hanno fallito il loro compito istituzionale, mentre l'accentramento romano ha creato gravi disservizi, e basta guardare alla nostra Asl, al degrado dei trasporti ferroviari o alla Regione che ci vuole imporre di portare i nostri rifiuti fino ad Albano con grave sovraccarico di costi per i contribuenti».
Neanche Alemanno ha risparmiato «gentilezze» all'area metropolitana, vasta o meno che sia. Il sindaco di Roma l'ha definita «un'assemblea di condominio, una situazione che va sventata perché non è interesse né della Regione né della Provincia perseguire queste strade. Non è certo solo la Provincia di Roma ad avere rapporti con la capitale, nella quale giungono pendolari e alla quale si rivolgono cittadini da tutte le altre province. Allora, se mai, bisogna dare al Lazio uno statuto speciale quale Regione che ospita la Capitale. L'interesse di Roma non deve comunque essere quello di annettersi i Comuni vicini, quanto quello di creare un sistema che la metta nelle condizioni di competere con le realtà a lei simili presenti nel Mediterraneo, in Europa e nel mondo. Se Roma vince quella sfida, è perché i territori intorno ad essa hanno saputo svolgere la loro funzione e i benefici ricadono su tutto il Lazio. A Moscherini e ai sindaci come lui chiedo pertanto di battersi perché difenda il ruolo e la funzione dei Comuni come Civitavecchia, nell'ambito di un federalismo che deve creare le basi per un nuovo Rinascimento che rispetti sia l'identità nazionale che l'autonomia dei singoli territori».
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25/11/2008