Sconcerto per il luogo in cui i lavoratori sono stati costretti ad incontrarsi. Fuori dallo stabilimento, lungo il marciapiede che costeggia la struttura aziendale, all'umidità di una fredda mattinata autunnale, perché la dirigenza non ha consentito l'ingresso ai lavoratori in cassa integrazione. Fanno fatica i rappresentanti delle organizzazioni sindacali che si alternano al megafono a convogliare la rabbia dei lavoratori lungo i binari di una protesta costruttiva. Molte le voci dissonanti. C'è chi chiede un presidio continuo dei cancelli, chi di far ricorso ad una azione legale per far rispettare gli accordi.
Una cosa su tutte sembra essere prevalente: il timore che i tempi del rientro si allunghino oltre misura. E vivere dignitosamente con 800 euro di cassa integrazione di questi tempi è sempre più difficile. «Ad oggi la rotazione non è stata rispettata - afferma Giuseppe Ricci segretario della Fim-Cisl -. Siamo d'accordo a massimizzare l'utilizzo degli impianti ma solo se questo deve servire a far rientrare le persone al lavoro e non per una esclusiva riduzione dei costi». Anche Rocco, rappresentante dell'Ugl, punta il dito sul mancato rispetto degli accordi raggiunti dopo una lunga ed estenuante trattativa. «Un accordo - sostiene - che fino ad ora è stato rispettato nei numeri ma non nelle modalità operative, in quanto la rotazione per la cassa integrazione non è mai partita. C'è stato solamente un turn-over all'interno dell'azienda ma non il ricambio auspicato con l'applicazione della rotazione». Anche la decisione di sopprimere una linea produttiva non è stata accolta favorevolmente dalle Organizzazioni sindacali e non fa dormire sonni tranquilli ai lavoratori.
«Il fatto che l'azienda ha comunicato di chiudere una linea ci preoccupa - afferma a sua volta il segretario della Fiom D'Antonio - Vorremmo conoscere i motivi e soprattutto gli investimenti necessari per riattivarla».
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13/11/2008