La vicenda nasce nel settembre 2005, quindici giorni prima che Surace andasse in pensione. In quei giorni emise un provvedimento disciplinare nei confronti del vicequestore perché, a seguito di una visita medica effettuata preso lo SPIS (Servizio Pronto Impiego Sanitario) della Polizia a Roma, avrebbe esercitato una particolare pressione nei confronti del medico che doveva certificare la malattia. Ieri mattina, davanti al Collegio dei giudici, presidente Centaro e pm Petroselli, sono stati sentiti in veste di testimoni i dirigenti medici della Polizia che incontrarono il vicequestore. Tra questi, anche, il dottor Diniego che appose il visto di conferma sul certificato medico. Tutti i testi, compreso il prefetto Giuseppe Mantineo, in servizio presso il Ministero degli Interni come Dirigente medico della Sanità, contattato telefonicamente da Surace per sapere se poteva sanzionare il dirigente, hanno dichiarato che l'alto dirigente della Polizia avrebbe dovuto rivolgersi alla Questura di Viterbo anziché a Roma ma, trovandosi lì per altre analisi, fu lecito rilasciare anche il certificato medico. Udienza aggiornata al 17 marzo 2009 per l'esame dell'imputato.
Sempre davanti al Collegio è iniziato il processo per tentato omicidio a carico di Luciano Cavino, difeso dagli avvocati Marco Russo e Jole Navarra. L'uomo, un operaio di 61 anni residente a Ronciglione, il 6 ottobre scorso fu arrestato dai carabinieri per aver aggredito e ferito con un coltello da cucina la propria ex moglie sul luogo di lavoro, un bar in via Rossini. L'avvocato Russo ha chiesto ai giudici un processo con rito abbreviato condizionato a una perizia tecnica. Gli stessi, dopo una breve camera di consiglio, hanno accolto la richiesta della difesa.
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29/10/2008