Per lui è il ventunesimo campionato di A1 dove ha raggiunto 319 presenze. Il 21 agosto ha diretto la finale olimpica femminile tra Olanda e Stati Uniti e adesso il suo curriculum è completo. Aveva già arbitrato due finali di coppa del mondo e la finale dei Mondiali a Melbourne.
Che campionato sarà per i nostri fischietti? «Un campionato particolare perché dopo un'esperienza di questo tipo c'è la necessità di confermare ciò che di buono è stato fatto e questa è una motivazione più che sufficiente per tutta la categoria. In campo internazionale i nostri arbitri rappresentano un movimento di punta ma dobbiamo continuare a lavorare per crescere ancora e essere di insegnamento e di aiuto ai giovani arbitri. In questo senso la scuola di Lavagna riveste un ruolo molto importante sotto tutti i punti di vista ma abbiamo previsto anche passi successivi per estenderci a livello regionale. I giovani rappresentano il futuro della nostra categoria e dobbiamo essergli di supporto nella loro evoluzione. I giovani interessanti ci sono, tra questi c'è anche un civitavecchiese di adozione proprio come me, Roberto Scappini, un ragazzo molto meritevole».
Massimiliano Caputi è internazionale da sedici anni. Il 21 agosto a Pechino ha coronato il sogno di arbitrare la finale all'Olimpiade e non fa distinzione di sesso. «Sono soddisfattissimo e non c'è differenza tra finale femminile e maschile perché valgono entrambe un titolo olimpico. Molti mi hanno chiesto se fossi veramente contento e io ho sempre risposto che non ho visto due medaglieri diversi. È riduttivo pensare che la finale femminile valga meno di quella maschile e se parliamo di pari opportunità, dobbiamo parlare anche di pari dignità. Questo vale anche per il campionato italiano e per noi sono altrettanto importanti sia l'A1 maschile che quella femminile. Quindi stesso impegno, approccio e attenzione».
Il campionato a dodici squadre è più impegnativo anche per gli arbitri? «E' un campionato livellato che tende verso l'alto e che offrirà partite più equilibrate. Noi arbitreremo di meno ma quello che conta non è il numero ma lo spessore delle partite che si vanno ad arbitrare. Mi aspetto un livello maggiore e una maggiore affluenza di pubblico e ovviamente un elevato tasso di difficoltà».
Per la Snc Civitavecchia che campionato sarà? «Come tutte le neopromosse, sebbene negli ultimi anni abbiamo giocato molto in serie A1, andrà incontro alle difficoltà della matricola. L'aspettativa della città è alta come si è già visto in coppa Italia con un pubblico che in altre città non hanno neanche in campionato. La salvezza è un obiettivo molto importante in una città dove la pallanuoto è lo sport principale ma è anche difficile da raggiungere in un campionato come il nostro. La società sta facendo un'ottima politica guardando al futuro ma anche all'immediato. Lo spirito della Snc è quello giusto e credo che nel tempo otterrà risultati importanti. Se ancora oggi ci sono giocatori di Civitavecchia in Nazionale come Alessandro Calcaterra ed altri, come Marco Del Lungo, si affacciano con successo alla Nazionale juniores vuol dire che il lavoro c'è e la tradizione continua».
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11/10/2008