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Venti anni fa ci lasciava Marco Galli, l'uomo simbolo della ...

Venti anni fa ci lasciava Marco Galli, l'uomo simbolo della pallanuoto civitavecchiese e nazionale, sconfitto dopo due anni di lotta da un male che non gli ha concesso tregua. Un male che Marco aveva affrontato a viso aperto, con serenità, senza mai perdere quel suo indimenticabile e dolcissimo sorriso.

Classe, estro, potenza, eleganza. Aveva tutto Marco Galli. Dotato di un'acquaticità eccezionale, aveva letteralmente bruciato le tappe. L'esordio in serie A ad appena 15 anni a Camogli, dove, 15 anni dopo, nella stessa piscina, giocò anche l'ultima partita. Era nato l'8 marzo del '57. Una natura vincente. Attaccante, 320 partite in serie A con all'attivo 649 reti segnate. Tre scudetti vinti con la Pro Recco, la Juventus delle piscine, tra l'82 e l'84, con una coppa campioni conquistata nell'83. In quella sfida fu l'autentico trascinatore dei biancocelesti, realizzando tra l'altro una straordinaria tripletta nella finale contro gli olandesi dell'Alphen. 193 le partite in nazionale confortate da 199 gol.
Tanti successi, con all'occhiello il titolo di campione del mondo conquistato in un fredda notte di agosto a Berlino nel 1978. L'ultima volta in azzurro fu nella sfortunata spedizione di Los Angeles il 10 agosto dell'84, in un vittorioso Italia-Canada dove tra l'altro firmò la sua ultima tripletta in nazionale.
Una carriera semplicemente straordinaria. Lo chiamavano il gentleman delle piscine, riservato, persino refrattario alla pubblicità, sempre con quel sorriso stampato sulle labbra. Mai una parola fuori posto, rispettoso. Sempre.
Se n'é andato in silenzio, in punta di piedi il 3 ottobre dell'88 con mille cose ancora da fare. Ma non sempre il tempo dell'estate dura abbastanza per fare ciò che si vuole, e la summertime di Marco è stata davvero breve quanto crudele. Come quel destino che lo ha strappato ai suoi affetti più cari, alla vita.
Se n'é andato in silenzio, confortato dalla fede, dalle parole di Giovanni Paolo II e da quelle del suo Vescovo Girolamo Grillo. Un incontro struggente in Vaticano, ricco di significati, perché Marco se n'é andato con quello stesso stile che lo ha accompagnato in vita, ancora con quel sorriso sul labbra, la morte affrontata con gioia e non con rassegnazione. Un campione dentro e fuori la vasca, un campione di vita, di stile, dal quale abbiamo tutti qualcosa da imparare perché quando sui campi di gioco si incontrano ragazzi come Marco si è felici e lo si guarda come esempio, con orgoglio.
Di fronte a questo aspetto, perdono valore persino i motivi sportivi, la storia di un'atleta che invece ha lasciato il segno. Ma a noi piace ricordarlo così, con quei gesti atletici che ne hanno fatto un campione unico. Di stile e di vita. Ciao gentleman, sono passati vent'anni, ma ci manchi davvero tanto.

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03/10/2008










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